Proteste
Incendio, 14 denunce per i commenti su Facebook
La società Ecoambiente ha denunciato per diffazione quanti si sono lasciati andare a considerazioni a ruota libera ipotizzando collegamenti fra il rigo e la malavita organizzata
CARMIGNANO. La società Ecoambiente ha reso noto di aver denunciato per diffamazione 14 persone per i commenti scritti prevalentemente su Facebook dopo l’incendio che ha provocato ingenti danni al capannone di via Guido Rossa all’alba di martedì. È una delle prime volte che un’azienda prende misure così drastiche contro i commenti a ruota libera sui social network, forse il segno che qualcosa sta cambiando anche nella percezione di quanto le parole siano importanti e debbano essere sempre supportate dai fatti.
«Comprendiamo che spesso chi scrive lo faccia con la faciloneria con cui commenterebbe in ambito domestico i fatti uditi dal Tg – si legge in una nota di Ecoambiente – ma siamo certi che debba esser compreso che esternare certi tipi di considerazioni nella piazza mediatica del web non sia assolutamente la stessa cosa, specie quando lesivo, come in questo caso, del buon nome altrui».
Tra i commenti che hanno fatto scattare l’esposto di Ecoambiente ci sono quelli di chi ipotizzava addirittura collegamenti mafiosi e si augurava la chiusura dell’azienda, che si occupa di cernita e smaltimento di rifiuti.
Ecoambiente ricorda che c’è stato un piccolo incendio anche il 4 giugno, ma secondo l’azienda non è stato un vero e proprio incendio ma solo un po’di fumo. Molto più devastante il rogo che colpì la stessa Ecoambiente nel 2011.
Quanto al pericolo di emissioni nocive nell’aria, Ecoambiente sostiene che «i rifiuti interessati dall’incendio sono esclusivamente rifiuti non pericolosi e pertanto, come accertato da Arpat ed Asl intervenute sul posto oltre ai carabinieri, i vigili del fuoco e la polizia giudiziaria, non vi è stato rischio alcuno per la salute umana, tanto che si è provveduto all’invio degli stessi allo smaltimento». «Le cause del rogo – aggiunge la nota dell’azienda – sono verosimilmente da individuarsi in autocombustione tra rifiuti tessili ed altri (plastica, gomma piuma, ecc.) il cui innesco potrebbe esser stato facilitato dalle temperature che all’interno del capannone sono piuttosto elevate;
«Proprio la comparazione tra l’evento incendiario di 8 anni fa e quello attuale – si legge ancora nella nota – è motivo di soddisfazione per questa direzione; come rimarcato da alcuni vigili del fuoco presenti anche all’epoca, si è trattato potenzialmente del medesimo evento le cui conseguenze sono state radicalmente contenute dagli investimenti mirati effettuati negli anni in termini di sicurezza, nella gestione di un’attività che per sua natura è soggetta a questo genere di rischio: termocamere, rivelatori di fumo, evacuatori di fumo, intonaco intumescente, compartimentazione delle aree interne con muretti frangifuoco; questi accorgimenti hanno fatto si che un evento potenzialmente devastante potesse essere risolto in poche ore». Infine l’azienda ci tiene a ribadire che naviga in acque sicure, non ha mai ricevuto tentativi di estorsione e «non ha ragione di incendiare per premi assicurativi o fantasie connesse un immobile che oltre ad essere l’unica sede dove poter esercitare la propria attività è di proprietà della stessa famiglia proprietaria dell’azienda». –
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