Il Tirreno

Prato

il festival economia e spiritualitÀ 

Villa Rospigliosi, un esempio virtuoso

Azelio Biagioni
Villa Rospigliosi, un esempio virtuoso

L’immobile acquistato, restaurato e dato in gestione a giovani. Carocchi: «Ora lo rivendiamo per ripetere l’esperienza»

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PRATO. Sarà scritto a Prato il manifesto per una nuova economia che sarà portato quale contributo ad Assisi 2020 (l’incontro mondiale per una nuova economia convocato dal Papa) e si progetta dunque un modello di un’altra impresa. Che in realtà esiste già. Ed è stato dimostrato all’interno della quarta edizione del festival “Economia e spiritualità”, dove alcuni imprenditori hanno parlato del loro fare economia etica. «Vogliamo dare un’anima all’economia», dice padre Guidalberto Bormolini, direttore e ideatore del festival. E il tema della quarta edizione del festival, promosso dalla comunità dei Ricostruttori e dall’associazione teatro di Verzura, è proprio ri-animare l’economia. Al festival, che coinvolge Prato, Capannori e Lucca dal 17 al 26 settembre, è arrivato un messaggio della senatrice a vita Liliana Segre: «Bisogna fare assolutamente qualcosa – scrive - Individuare soluzioni di carattere globale, politiche in senso eminente, ponendo fine a quella autentica distruzione, materiale e morale, del mondo in cui viviamo. Un’altra economia, per le relazioni fra gli esseri umani e l’ambiente che ci circonda e ci ospita». A villa del Palco ci sono stati laboratori con economisti, imprenditori, esperti di finanza etica. Persone che con il loro modo di concepire l’impresa hanno dato vita a modelli virtuosi e da prendere come esempio. Giuseppe Carocchi è l’amministratore delegato della Febo spa di Pistoia, che si occupa della distribuzione di polimeri. «Quello che ci siamo chiesti – dice – era come avere una funzione sociale sul territorio. Ecco allora che abbiamo pensato all’investimento nel recupero architettonico. Abbiamo acquistato villa Rospigliosi a Lamporecchio, fatta restaurare poi ora la rivendiamo e con il ricavato acquistiamo un’altra struttura che provvederemo a restaurare. Ma non solo questo – spiega – reinvestiamo la nostra cassa finanziando iniziative di giovani che vogliono intraprendere un'attività e siamo pronti a entrare in società e farli crescere. C’è poi la nostra azienda di produzione plastica a Osimo che ha al suo interno una sala di culto dove poter pregare, la palestra e una zona con dei televisori». C’è poi la storia di Marcello Turrini, ingegnere, uno dei pionieri del bilancio sociale nelle imprese italiane in cui ha lavorato. A Prato ha portato le sue competenze all’Emporio della solidarietà, dove ora c’è una rete di oltre trenta aziende toscane che con i loro prodotti sostengono l’attività di questo speciale supermercato. E poi l’esperienza di Roberta Zivolo, imprenditrice milanese, che 37 anni fa ha dato vita alla Progetto group 2000, un’azienda all’inizio tutta al femminile ora composta dall’85% da donne. E dove lei ha incentivato la maternità. Testimonianza di sperimentazione eccellente anche dall’Università di Firenze che con il Pin ha messo in piedi lo Yunus social business centre che – come ha spiegato Mario Biggeri dell’università fiorentina - aiuta le imprese a lavorare mettendo al primo posto etica e ambiente.

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