Il Tirreno

Prato

il caso 

Centri profughi in affanno. Incertezza per 400 persone

Alessandro Formichella
Profughi in un centro di accoglienza (foto d'archivio)
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Profughi in un centro di accoglienza (foto d'archivio)

Il bando della Prefettura di Prato è andato deserto lo scorso 5 settembre La disponibilità attuale delle cooperative può coprire il fabbisogno di 122 posti

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PRATO. I bandi attuali, in proroga, per la gestione dei profughi extracomunitari a Prato scadranno il 30 settembre prossimo. A quelli fatti dalla Prefettura alcuni mesi fa, con effetto dal 1 ottobre, si sono presentati la cooperativa Eccoci, la Croce Rossa e la cooperativa Aurora di Città di Castello, ma né Opera 22 della Fondazione Santa Rita, né la cooperativa Alice, né la cooperativa Pane e Rose hanno presentato un’offerta. Proprio quelle che hanno il numero maggiore di profughi da seguire, eccetto la cooperativa Alice che ha rinunciato da tempo da questa “mission”.

«Sul vecchio bando è stata concessa una proroga dalla Prefettura dal 30 giugno scorso al 30 settembre, poi la gestione dei profughi per noi scade. La Fondazione Santa Rita non ha partecipato al bando di giugno perché con le nuove condizioni imposte dopo il Decreto Salvini, non intendiamo fare le guardie ai migranti. Non c’è più alcun progetto di integrazione o percorso di inserimento sociale» dice Roberto Macrì, che della Fondazione è presidente. L’Opera 22 del Santa Rita a Prato gestisce 230 migranti circa con uno Sprar che ne ha nove. Dalla Prefettura è uscito fuori un altro bando il 5 settembre scorso, andato letteralmente deserto. Non si è presentato nessun ente o cooperativa. «Situazione delicata, non c’è che dire – spiega Virgilio Chiani del cda della Cooperativa sociale Eccoci – a giugno abbiamo presentato la nostra offerta, dopo aver analizzato il bando. Rischiamo anche una perdita economica, ma così almeno garantiamo i posti di lavoro».

«Abbiamo dato una disponibilità di 50 posti per le strutture che abbiamo in affitto – dice Daniele Panerati, presidente di Eccoci – potremmo arrivare a 80. Sui risultati economici preferirei non andare oltre, forse a malapena copriamo i costi». Centoventidue profughi dal 30 settembre avranno la garanzia di un pasto e di un tetto al giorno (col decreto Salvini sono state tolte tutte le funzioni aggiuntive, come l’insegnamento della lingua italiana), ma il destino di altre 400 persone circa è tutto da definire. «Incertezza assoluta su tutto – prosegue Macrì – anche se noi che adesso abbiamo il carico più importante di persone da gestire, il 30 settembre se tutto resta così saremo costretti comunque a chiudere i centri di accoglienza».

È l’effetto, il primo effetto del Decreto Salvini sui centri di accoglienza e sugli Sprar, prodotto che lo stesso Roberto Macrì molti mesi fa aveva preannunciato se il decreto non fosse stato corretto. Ossia il rischio di avere persone senza più una fissa dimora, pur avendo acquisito da tempo il diritto a risiedere in Italia. Una cosa è certa, il 1 ottobre oltre 350 migranti di tutta la provincia dovranno essere ricollocati, anche se ad oggi non è arrivata alcuna informazione specifica dalla Prefettura di Prato. E la disponibilità attuale delle cooperative che si sono presentate al bando di giugno può coprire il fabbisogno di 122 persone. Più che un black out, sembra un corto circuito. Quasi 400 persone rischiano di trovarsi a spasso senza più una dimora e senza più un percorso inclusivo di integrazione, accompagnate da altre che sono gli operatori e il personale che finora si è occupato di loro. I numeri preoccupano anche i sindacati, si parla di circa 50 persone, fra operatori e personale specializzato, che perderanno il posto di lavoro.

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