Il Tirreno

Prato

TRIBUNALE 

Incidente mortale, nei guai due dottoresse

Paolo Nencioni
L'esterno dell'ospedale Santo Stefano di Prato
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L'esterno dell'ospedale Santo Stefano di Prato

Prato, tolsero al paziente un farmaco anticoagulante e la Procura ne chiede il rinvio a giudizio per omicidio colposo

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PRATO. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio di due dottoresse del reparto di Neurologia dell’ospedale di Prato e di un cinese per la morte di Elvidio Capasso, un uomo di 69 anni deceduto il 6 agosto 2017 al Santo Stefano, nove giorni dopo un incidente di cui era stato vittima in via Orti del Pero. L’accusa è omicidio colposo. La questione è molto complessa perché potrebbe non essere stato l’incidente stradale a provocare la morte dell’anziano. O non solo l’incidente. Un errore nelle cure, secondo il sostituto procuratore Laura Canovai, potrebbe essere stato decisivo.

 Elvidio Capasso stava percorrendo via Orti del Pero, non lontano dalla sua abitazione, il 28 luglio 2017, in sella a uno scooter quando andò a sbattere contro un furgone Fiat Ducato condotto da un cinese che era appena uscito dal parcheggio senza curarsi, sostiene la Procura, di chi stava sopraggiungendo. L’impatto fu violento, ma non così violento da provocare la morte del motociclista, che fu soccorso in codice rosso e portato all’ospedale, dove gli furono diagnosticati un politrauma, un ematoma subdurale bilaterale, una frattura cranica e la frattura di alcune costole. Ferite in un primo momento giudicate guaribili in 30 giorni.

E qui interviene la presunta responsabilità delle dottoresse del reparto di Neurologia dove il paziente fu ricoverato. Dal 31 luglio, tre giorni dopo l’incidente, avevano iniziato a somministrargli un farmaco anticoagulante, il Fluxum, la cui somministrazione però venne interrotta per decisione condivisa delle due dottoresse il 31 luglio.

Alcuni giorni dopo si formò una trombosi venosa profonda e di conseguenza un’embolia polmonare che il 6 agosto causò il decesso del paziente.

I familiari vollero vederci chiaro e la stessa Procura dispose un’autopsia incaricando il medico legale Luciana Sonnellini. Sono stati i risultati di questa autopsia a mettere nei guai le due dottoresse perché hanno convinto il magistrato che l’interruzione della somministrazione del farmaco sia stata alla base del decesso.

Ieri la richiesta di rinvio a giudizio è stata esaminata dal giudice dell’udienza preliminare Francesco Pallini. Le due dottoresse, difese dagli avvocati Gabriele Braschi e Alessandro Burzo, sono convinte delle loro ragioni e non hanno chiesto di accedere a riti alternativi (patteggiamento o abbreviato), mentre il conducente cinese del furgone, difeso da Tiziano Veltri, ha chiesto di essere giudicato col rito abbreviato.

Il giudice si è preso un po’ di tempo per valutare il caso e ha rinviato l’udienza. Sulla base delle relazioni mediche dovrà stabilire se il procedimento merita di approdare davanti al Tribunale in forma collegiale oppure se le dottoresse devono essere prosciolte. La difesa dell’imputato cinese punta a dimostrare che non fu l’incidente a provocare la morte dell’anziano.

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