Gioco
Artigiano cade dal tetto e muore sul colpo Il lucernario di plastica non ha retto il peso
La vittima è un romeno di 53 anni, viveva a Pistoia. Il giorno prima un operaio si era salvato per miracolo a Montemurlo
prato. È salito sul tetto per controllare un’infiltrazione di acqua, ha messo un piede su una copertura di plastica del tipo “onduline”, che si è rotta, ed è precipitato da un’altezza di quasi sette metri. È morto così, ieri mattina poco prima delle 11, un artigiano romeno di 53 anni, Nicolae Calofir, residente a Pistoia e impegnato in un sopralluogo sul tetto di un capannone di via Pieraccioli, nell’abitato di Galciana.
L’uomo è morto praticamente sul colpo sotto gli occhi dei compagni di lavoro, nonostante i tentativi di rianimazione dell’ambulanza inviata sul posto dalla centrale del 118. Subito dopo i soccorritori sono arrivati i tecnici del Dipartimento di prevenzione dell’Asl, per la verifica del rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che riferiranno al sostituto procuratore Laura Canovai, anche lei sul posto per rendersi conto della dinamica. Una dinamica che a un primo esame sembra piuttosto chiara: alzando gli occhi verso il tetto si nota chiaramente la copertura rotta, dalla quale è caduto l’artigiano. Una sorta di lucernario artigianale per dare un po’ di luminosità a un ambiente buio dove è stata impiantata una confezione cinese.
La donna orientale che la gestisce ha detto che al momento dell’incidente si trovava in un’altra stanza e non ha visto. Il capannone è di proprietà di una società immobiliare italiana e anche a prima vista la copertura che ha ceduto è evidentemente non adatta a sopportare il peso di un uomo adulto. Ma come spesso accade, l’imprudenza si somma alla mancanza di consapevolezza dei rischi e provoca tragedie di questo tipo, tutte quasi uguali.
Come quella che lo scorso 1° agosto è costata la vita a un operaio albanese di 27 anni, caduto dal tetto di un capannone in un “cantiere fantasma” alle porta di Castelfiorentino. In quel caso è stato avanzato il sospetto che l’operaio stesse lavorando in nero (c’è un’inchiesta in corso). In questo caso invece ci sarebbe un formale incarico all’impresa individuale dell’artigiano romeno che ha perso la vita.
Spetterà alla Procura stabilire se ci sono responsabilità per la sua morte da parte dei committenti oppure se si è trattata di una tragica fatalità. Cosa a cui non crede molto Luigi Mauro, dirigente del Dipartimento di prevenzione. «In questo e in molti altri casi manca la consapevolezza e la percezione del rischio che si corre lavorando sui tetti, a diversi metri di altezza - dice - Vorrei ricordare ai committenti che sono tenuti a scegliere ditte con certe caratteristiche, che diano garanzie del rispetto delle norme di sicurezza». Insomma, secondo Mauro non si può prendere il primo che passa.
Ieri ci è scappato il morto, ma il giorno prima, a Montemurlo, poteva succedere la stessa cosa. I tecnici del Dipartimento di prevenzione sono intervenuti in un capannone dove un operaio italiano era caduto dal tetto, ma per sua fortuna la caduta è stata attutita da una “blindosbarra” che a conti fatti gli ha salvato la vita. —
Paolo Nencioni
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google