Il Tirreno

Prato

Toscana economia

Il direttore del BuzziLab guadagnava più del presidente della Repubblica

di Paolo Nencioni
Giuseppe Bartolini responsabile del Laboratorio del Buzzi di Prato
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Giuseppe Bartolini responsabile del Laboratorio del Buzzi di Prato

È stato il superamento del tetto dei 240.000 euro annui nella retribuzione di Giuseppe Bartolini a far scattare gli accertamenti della guardia di finanza

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PRATO. Al netto delle polemiche e degli accertamenti della magistratura contabile e penale, c’è un numero che verrà ricordato nella strana storia del laboratorio di analisi dell’Istituto tecnico Tullio Buzzi. Quel numero è 240.000, in questo caso inteso come euro. È il tetto che la legge di bilancio approvata nel dicembre 2013 mise alle retribuzioni annue dei dipendenti della pubblica amministrazione. Un limite che, stando a fonti investigative, il direttore del BuzziLab, Giuseppe Bartolini, avrebbe sforato almeno un paio di volte negli ultimi anni.

Detta in altre parole, il direttore di un laboratorio di analisi annesso a una scuola media superiore guadagnava più del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che di euro ufficialmente ne prende 239.000. Un’anomalia, da qualsiasi parte la si voglia vedere. E non è un caso che gli accertamenti del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Finanza sul BuzziLab, delegati dalla Procura presso la Corte dei conti, siano partiti proprio da quella cifra, perché nei computer della pubblica amministrazione si accende una “spia” quando la retribuzione di un dipendente supera quel limite. Ed è quasi certo che è stata la prima volta che la "spia" non si è accesa per un manager di alto livello, per per un docente di una scuola media.

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Fino a prova contraria è tutto legittimo. Il pagamento degli stipendi è stato inserito nei bilanci del Buzzi (anche se gli ultimi due non hanno avuto il via libera dei sindaci revisori) e tutto è alla luce del sole. Ma questo non significa che la Corte dei conti non voglia vederci chiaro. E da qualche giorno anche la Procura di Prato. Proprio ieri, 17 settembre, si è saputo che il procuratore Giuseppe Nicolosi ha affidato il fascicolo ai sostituti Lorenzo Boscagli e Lorenzo Gestri, specializzati nelle indagini sulla pubblica amministrazione. Il fascicolo aperto la scorsa settimana al momento è solo conoscitivo (ex modello 45) e non contiene indagati. In mano ai magistrati c’è un’informativa depositata dalla guardia di finanza e gli accertamenti riguarderanno in particolare un paio di delibere del Consiglio di istituto del Buzzi, all’epoca ancora guidato dal preside Erminio Serniotti, nel quale si stabiliva la suddivisione dei proventi del laboratorio (il cui fatturato l’anno scorso ha superato i 6 milioni di euro) tra il laboratorio stesso (o meglio tra chi ci lavora) e la scuola, prima nella proporzione 45/55%, poi 40/60%. Una suddivisione che certamente lasciava nelle tasche del direttore del BuzziLab, dei suoi più stretti collaboratori (ma anche di tutti gli altri che a qualsiasi titolo avevano a che fare col laboratorio di analisi) somme ingenti. Ne ha beneficiato lo stesso preside Serniotti, ne hanno beneficiato i bidelli che facevano le pulizie, con stipendi non paragonabili rispetto ai colleghi delle altre scuole.

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Tutto regolare? Al momento, ripetiamo, non ci sono elementi per dire il contrario. Ma è probabile che nei prossimi mesi la musica sia destinata a cambiare. In base all’accordo raggiunto venerdì all’Ufficio scolastico regionale, entro il 31 dicembre verrà costituita una società o una fondazione per la gestione del laboratorio e probabilmente si metterà mano anche ai compensi. Il nuovo preside Alessandro Marinelli ha detto a chiare lettere che la situazione deve tornare alla normalità, cioè che il laboratorio di analisi una scuola dovrebbe lavorare soprattutto con finalità didattiche e non continuare a essere un’azienda all’interno della scuola. Anche perché potrebbero lamentarsi (e certamente lo hanno già fatto) quei concorrenti che non possono contare su finanziamenti pubblici (della Regione), sui benefici fiscali e sui risparmi assicurati da una struttura concessa in comodato gratuito dal Comune alla Provincia purché venisse usata a scopi didattici. Scopi che nel tempo si sono un po’ persi, per usare un eufemismo.

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