Il Tirreno

Prato

La produzione nel tessile crolla di tre punti percentuali

Giulio Grossi presidente di Confindustria Toscana Nord
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Giulio Grossi presidente di Confindustria Toscana Nord

Gli ultimi dati di Confindustria relativi al terzo trimestre dell’anno mostrano il segno “meno” su tutta la linea. Quasi in pari solo i tessuti

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PRATO. «Lo diciamo da tempo: stiamo attenti perché sul manifatturiero sta per arrivare una gelata. E la gelata è arrivata, più grave a livello nazionale e un po’ meno nel nostro territorio, ma anche da noi la situazione comincia a farsi allarmante»: così Giulio Grossi, presidente di Confindustria Toscana Nord, commenta i dati sulla produzione nazionale e del territorio di riferimento dell’associazione. I dati raccolti ed elaborati dal centro studi di Confindustria Toscana Nord segnalano per il secondo trimestre 2019 un andamento tendenziale negativo della produzione industriale manifatturiera di Lucca, Pistoia e Prato, -1,1%, a fronte del dato nazionale che segna -2,2%. L'andamento negativo a livello nazionale è confermato anche per luglio (l'aggiornamento Istat è di ieri), che registra per il manifatturiero un -1,3% sullo stesso mese del 2018.

Fra i settori più rilevanti a livello del territorio di Confindustria Toscana Nord, le uniche eccezioni nettamente positive sono costituite dalla metalmeccanica di Pistoia, che col suo +8,2% rispetto al corrispondente trimestre 2018 porta il totale della produzione manifatturiera provinciale in territorio positivo (+1,6%), e l’alimentare di Lucca, che segna un buon +8,4% che non basta però, a riequilibrare i segni meno degli altri settori. Più complessa la situazione di Prato, dove nessun settore porta il segno più (solo i produttori di tessuti non sono molto lontani, con il loro -0,6%) e il risultato finale segna -3,4% rispetto al corrispondente trimestre 2018. «Il momento è delicatissimo – continua Grossi – Siamo un paese esportatore e il rallentamento dell'economia mondiale incide sui mercati, rendendoli meno ricettivi rispetto ai nostri prodotti di alta qualità, mentre d’altra parte non è pensabile competere con i paesi emergenti sul fronte dei prodotti a basso costo. Se a questo si aggiungono le limitate performance del mercato interno, si capisce bene perché stiamo producendo meno. Ma l'errore più grande che il paese potrebbe fare è vivere questa situazione come una fatalità su cui non si può incidere in alcun modo».

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