Sicurezza
Le maestre manesche scelgono di patteggiare
Si è conclusa in questi giorni senza clamore la vicenda dell’asilo di via Toscana che fece scalpore a febbraio per le “bacchettate preventive” ai bambini cinesi
prato. A febbraio le “bacchettate preventive” delle maestre cinesi ai bambini dell’asilo di via Toscana fecero scalpore, ma poi i riflettori si sono spenti e in questi giorni la vicenda si è conclusa senza clamore col patteggiamento delle pene, la via scelta dalla tre indagate, che presto verrà ratificato dal giudice per le indagini preliminari.
Hong Pingping, Zheng Moli e Guan Yiding, le prime due difese dagli avvocati Antonino Denaro e Sabrina Serroni, hanno chiesto di patteggiare e il sostituto procuratore Laura Canovai, titolare delle indagini, ha dato il suo parere favorevole. Le pene proposte sono un anno e sei mesi per Zhen Moli, un anno e quattro mesi per Hong Pingping e un anno e due mesi per Guan Yiding. Tutte e tre erano accusate di maltrattamenti nei confronti dei bambini cinesi che erano stati a loro affidati negli spazi del circolo ricreativo Marco Polo di via Toscana. In seguito alle indagini della squadra mobile della polizia, le prime due erano state messe agli arresti domiciliari, mentre la terza era indagata a piede libero.
A far scattare l’inchiesta furono le confidenze fatte al padre di uno dei bambini da una maestra dell’asilo (non indagata) sul comportamento delle sue colleghe. La donna non volle poi firmare il verbale della testimonianza raccolta dalla polizia perché temeva ritorsioni, ma il giudice autorizzò rapidamente l’installazione di telecamere che hanno ripreso decine di episodi di maltrattamento.
Trenta di questi episodi sono stati contestati a Zheng Moli, undici a Hong Pingping. Entrambe all’inizio si sono dichiarate innocenti, e Zheng di fronte al giudice per le indagini preliminari spiegò anche perché: «Sì, è vero - disse - forse sono stata un po’ severa coi bambini, ma è perché in Cina ci hanno educato in questa maniera».
«Ho usato le bacchette sulle mani dei bambini – aggiunse – ma mai con violenza. Lo faccio quando i bambini compiono le marachelle. Se due di loro litigano, li bacchetto entrambi per far loro capire che bisogna comportarsi diversamente. E se un bambino cade a terra, anche se l’ho strattonato io, deve essere lui a rialzarsi. A casa i genitori possono essere anche dolci coi bambini, a scuola noi dobbiamo essere severe».
A febbraio si parlò di “bacchettate preventive” perché guardando le immagini si vedeva che i bambini venivano colpiti anche senza un motivo apparente e ogni volta che le maestre indagate si avvicinavano, i bambini si mettevano sulla difensiva, temendo a ragione che prima o poi la bacchettata sarebbe arrivata.
A niente sono valse le foto che la stessa Zheng Moli ha prodotto, nelle quali la si vede in atteggiamenti affettuosi insieme ai bambini che secondo l’accusa hanno ricevuto i maltrattamenti. Più delle immagini fisse hanno pesato quelle in movimento, che hanno convinto il giudice che quelle bacchettate e quei calci (è successo anche questo) non possono essere considerati degli episodi, ma un preciso modo di lavorare, che forse è tollerato altrove ma non è ammesso dalle nostre leggi. —
Paolo Nencioni
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
