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Prato

nuovo vescovo

Il vescovo Giovanni: "Ho già ricevuto tanto affetto senza aver fatto niente"

L'abbraccio fra il cardinale Betori e i vescovi Nerbini e Agostinelli
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L'abbraccio fra il cardinale Betori e i vescovi Nerbini e Agostinelli

L'arrivo di monsignor Nerbini a Prato: l'incontro col maresciallo Giangrande e con i giovani che gli hanno regalato una rete da pescatore. Il benvenuto del sindaco Biffoni

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PRATO. Puntuale poco dopo le 16 l'arrivo del nuovo vescovo Giovanni Nerbini a Prato. La prima tappa è stato il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, dove ad attenderlo per il primo benvenuto c’erano il vescovo Franco Agostinelli,  il vicario monsignor Nedo Mannucci e il vicesindaco Luigi Biancalani. Poi la seconda tappa in piazza delle Carceri, dove monsignor Nerbini ha scambiato le prime battute incontrando le autorità militari e col maresciallo Giuseppe Giangrande, che non ha voluto mancare a questo importante appuntamento. Curiosa la coincidenza di un matrimonio che si è svolto proprio durante la visita: gli sposi sono stati fra i primi ad incontrare Nerbini.

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In piazza delle Carceri Nerbini ha salutato i giovani della diocesi e gli scout ed una ragazza ha preso la parola:  “Siamo tutti qui insieme con il cuore pieno di gioia”. Al nuovo vescovo è stata donata una rete da pescatore. "“Voi mi avete messo in mano una rete - ha detto Nerbini - C’è uno strumento che ancora più lontano della rete ed è il voler bene. Noi dobbiamo iniziare a voler bene a tutti, soprattutto coloro che sono più lontani”.

Poi ha preso la parola il sindaco Matteo Biffoni, che ha ricordato il significato della Cintola della Madonna "che tiene unità la città". "Chi ha deciso di mandarla qui, a Prato, come Vescovo le ha fatto un dono - ha detto Biffoni - Perchè questa comunità è unica e meravigliosa. Glielo potrà dire il Vescovo Franco, che ringrazio per il servizio reso alla nostra comunità in questi anni. Prato è una città che ha vissuto il cambiamento e le difficoltà in maniera forte, ma ha sempre provato a reagire e ha tentato di metabolizzare il cambiamento che probabilmente è avvenuto qui in maniera più profonda rispetto ad altre parti".

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"Però Prato non ha mai preso paura. Il pratese non è così, magari brontola tanto, magari scuote la testa, ma alla fine è capace di una generosità incredibile. I ragazzi le hanno regalato una rete che tiene insieme tutta la comunità. Domani, insieme, apriremo insieme la teca della Cintola, la cintura di Maria che tiene insieme la comunità. E' per noi un simbolo oltre che religioso, cittadino proprio perché questa è una città che affonda le radici in tanti luoghi, che ha saputo e dovuto affrontare i cambiamenti e aveva bisogno di punti di riferimento. E la Cintola oltre che per il popolo cristiano è un punto di riferimento  per la città tutta, perché si affronta meglio il futuro se si hanno solide radici in quello che siamo. Ecco, quella Cintola  rappesenta oltre al tenere insieme l'intera comunità quello che è la storia di Prato, quello che siamo noi".

"La teca della Cintola - ha proseguito il sindaco - si apre solo quando ci sono insieme i rappresentanti della società civile e dela Diocesi; una peculiarità, un rapporto che deve necessariamente esserci oltre quelle chiavi tra chi parla a nome della Diocesi, delle parrocchie e delle tante associazioni cattoliche del nostro territorio, e chi rappresenta la comunità tutta. Un dialogo che, nel rispetto dei diversi ruoli e competenze, è sempre profondo, fecondo, vero e diretto sui temi che a questa città stanno a  cuore. Sono tanti, a partire dal lavoro, l'inclusione sociale, l'ambiente, i giovani e soprattutto il futuro: è importante leggere quello che accade qui per cercare di affrontare le dinamiche, i fenomeni che attraversano l'intera società".

Sarà una bella sfida, è impossibile non voler bene a questa città. Sarà un bel percorso, io sono sicuro che faremo un grande lavoro insieme. Ancora benvenuto a Prato".

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“Mi fa piacere che qualcuno mi spieghi che regalo mi ha fatto il padre eterno per mandarmi a Prato _ ha scherzato Nerbini _  Ho avuto tante attestazioni di affetto senza aver fatto niente. Prima conoscevo solo due cose: Prato est e Prato Ovest, ora inizio a conoscere un po' meglio la città”.

Il presule fiesolano ha anche citato La Pira: “Sono un lapiriano, perché ho avuto l’onore di conoscere la Pira, che portava con sé il mappamondo e la bibbia, il primo ci dice dove dobbiamo andare, il secondo come, in che modo dobbiamo andare. Non vedo l’ora di iniziare a lavorare, ora coi festeggiamenti basta”. A seguire c'è stato l'incontro del vescovo coi malati all'interno della Basilica delle Carceri e con le comunità cattoliche straniere".

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Alle 18, in una piazza del Duomo affollata ma ordinata, ha fatto ingresso il vescovo Nerbini accompagnato dal cardinale di Firenze Giuseppe Betori, dal vescovo uscente Franco Agostinelli e dai parroci e preti della chiesa pratese. Poi è iniziata la messa.

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di Redazione web