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Stasera allacciate le cinture ecco i Flaming Lips e gli Eels
Doppio appuntamento in piazza Duomo (apertura dei cancelli alle 18) con le due band protagoniste del rock alternativo degli ultimi tre decenni
PRATO. In questa fine estate di concerti, il doppio appuntamento di stasera (ore 20, apertura cancelli ore 18) in piazza Duomo nel contesto di Settembre\Prato è spettacolo rappresenta una delle date più interessanti. Due concerti, due band protagoniste del rock alternativo degli ultimi tre decenni. Giocando con il titolo di un disco degli Eels, potremmo dire due “beautiful freak” che promettono di incantare e scuotere la piazza. La follia variopinta e psichedelica dei Flaming Lips, sovraccarica di suoni, luci e suggestioni di varia provenienza, e il songwriting stregato di una vera e propria fabbrica di riff come Mark Oliver Everett e i suoi Eels, una band ma anche una proiezione del proprio leader, anima tormentata che spesso ha nascosto sofferenza e drammi personali in una confezione musicale fatta di melodie e refrain irresistibili. Ci sono certamente punti di incontro, a cominciare dagli ascoltatori, ma anche differenze.
I Flaming Lips sono praticamente impossibili da incasellare: è vero che l’aggettivo “psichedelico” si è spesso accompagnato alle definizioni date alla loro musica, ma si è andati dagli esordi più visceralmente legati all’era post-punk, alle deviazioni neo-progressive o alle operazioni più stravaganti (basti pensare a una suite della durata di sei ore come “I found the star on the ground”), fino all’approdo in territori pop, sempre intrisi di qualità e di una certa dose di follia, a volte più controllata, come nel recente “King’s mouth”, in altre occasioni lasciata libera di disegnare traiettorie sghembe e rumorose. Pensare a un concerto “difficile” però sarebbe sbagliato: le performance della band sono da sempre divertentissime, e non si limitano all’aspetto sonoro, diventando uno spettacolo in cui luci, palloni gonfiabili, marionette e proiezioni video giocano di volta in volta un ruolo fondamentale. Lo show degli Eels sarà certamente meno movimentato, e del resto la loro musica pur essendo cambiata negli anni, arricchendosi di suoni in alcune fasi o scarnificandosi in altre, ha comunque rispettato un marchio di fabbrica ben riconoscibile fin da “Beautiful Freak”, il primo album pubblicato nel 1996, dieci anni dopo che i Flaming Lips si erano presentati sulla scena con “Here it is”. Personaggio unico, dall’umore variabile, Everett può vantare fan del calibro di Tom Waits (che ha partecipato al doppio cd “Blinking ligths and other revelations”) e una meritata fama di autore che lo ha portato spesso a un passo dalla notorietà al mainstream (anche con l’inserimento dei suo pezzi in colonne sonore) senza mai renderlo celebre. Dall’analisi delle proprie disavventure di “Electro-shock blues” fino all’ultimo “The deconstruction”, passando per momenti più ariosi come “Daisies of the Galaxy” o più fragorosi come “Wonderful, Glorious”, gli Eels hanno composto un proprio articolato canzoniere, portandolo sul palco con arrangiamenti e forme diverse (spesso con una band arricchita dagli archi) in esibizioni di sicuro impatto. —
Lorenzo Mei
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