Lutto
Pubblica Assistenza, milleduecento volontari undicimila associati
Il presidente Livio Benelli snocciola i numeri dell’attività dell’associazione e guarda al futuro immaginando un maggiore coinvolgimento delle scuole
PRATO. Livio Benelli, presidente attuale della Pubblica Assistenza L’Avvenire, non nasconde la difficoltà a governare un’associazione complessa e così diffusa sul territorio. Una sede centrale e quindici sezioni sul territorio di tutta la provincia. Numeri importanti. Oltre 4 milioni di euro all’anno di bilancio,oltre un centinaio di mezzi fra ambulanze e altri di ausilio sociale. Poi il gruppo della Protezione civile con un altro centinaio di volontari.
Presidente, quali sono i numeri nel 2019 dell’ “Avvenire"?
«Numeri non piccoli. Circa undici mila associati, più di cento mezzi, 45 dipendenti, una cooperativa sociale assieme al consorzio Co&So per l’assistenza domiciliare agli anziani, mille e duecento volontari che fanno servizio. In un anno facciamo un milione e mezzo di chilometri, dietro ad ogni partenza di soccorso o di trasporto c’è tanta organizzazione che non si vede».
La nuova Legge sul terzo settore aiuta o mette in difficoltà un’associazione così grande ?
«Aiuta, finalmente mette nero su bianco, chiarisce molti aspetti gestionali e organizzativi. Certo è una legge complessa, e tutte le associazioni lo sanno, una normativa che stabilisce una serie di parametri che se vogliamo restringono la capacità di intervento di un consiglio di amministrazione, ma si tratta finalmente di una legge che riorganizza tutto il settore del volontariato».
Quali i punti importanti della Legge ?
«Ne prendo uno fondamentale, un tavolo di intesa di tutte le associazioni che si occupano di un determinato settore come il nostro, medico sanitario e di soccorso, che metta in sinergia professionalità di tutte, i ruoli, ottimizzi i costi e le risorse. La Pubblica Assistenza come altre associazioni vivono di rimborsi, non sono profit. E questo è un punto centrale».
Qualche anno fa la questione sui rimborsi sul trasporto sociale mise a prova il rapporto dell’associazione con la Società della salute e il Comune di Prato.
«Rimaniamo convinti di quella scelta. Il trasporto sociale va fatto riorganizzandolo tutto, non con i bandi delle tariffe a ribasso. Restiamo contrari nel metodo e nella sostanza. Qui abbiamo persone, pazienti, ragazzi disabili o anziani di cui prendersi cura. Abbiamo la professionalità per farlo in modo adeguato, ma non con le tariffe al ribasso dove non si sa neppure chi fa il trasporto. No così, no. Siamo pronti come sempre al dialogo e ad un tavolo con l’amministrazione pubblica, ma servono anche amministratori pubblici che colgano quello che diciamo da anni».
Reputa interessante e coinvolgente che il tema del volontariato sanitario sia presente nella formazione scolastica ?
«Senz’altro e lo facciamo da anni nelle scuole del pratese. Ma serve anche qui un salto in avanti. Credo che un nostro maggiore impegno non sarebbe male, ma dovremmo strutturarci con un gruppo di studio, comunicatori e soccorritori, che si occupi proprio di questo, dall’igiene pubblica al soccorso. Un gruppo che lavori ai progetti sulle scuole». —
Alessandro Formichella
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
