Il Tirreno

Prato

Mike Patton ci ha riportato indietro nel tempo

di Azelio Biagioni
Mike Patton con la pistola giocattolo durante il concerto di Prato
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Mike Patton con la pistola giocattolo durante il concerto di Prato

Grande prova del cantante americano che a Prato in piazza Duomo ha interpretato i grandi classici della musica italiana. E a un certo punto ha tirato fuori una pistola...

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PRATO. Ventuno i brani in scaletta. Ventuno successi che quanti erano presenti al concerto di sabato sera, 31 agosto, in piazza Duomo hanno potuto ascoltare nella meravigliosa interpretazione di un grande della musica: Mike Patton. Si fa attendere il cantante statunitense. Sul palco sale quando mancano pochi minuti alle 22. Ma l’attesa vale veramente la pena. Patton ha regalato un concerto di quelli che restano dentro. Brani che fanno parte del disco “Mondo cane” registrato nel 2007 con pezzi italiani per i quali l’artista ha fatto una lunga ricerca in quanto innamorato di questo genere. Canzoni che non conoscono tramonto, quelle degli anni Cinquanta e Sessanta e che anche le nuove generazioni conoscono. E a un certo punto è spuntata anche una pistola, un'arma giocattolo che Patton ha tirato fuori mentre cantava "Che notte" di Fred Buscaglione ("Che nebbia quella notte, me le semino tre auto poliziotte...").

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Stupisce il pubblico che è presente, ci sono persone di tutte le età: da gente con qualche anno in più a giovanissimi e famiglie che hanno portato pure i loro bambini. Mike Patton è accompagnato, nel concerto, dai violini della Camerata strumentale di Prato e poi da alcuni musicisti fra i più bravi a livello italiano. Uno che merita di essere citato è Alessandro "Asso" Stefana, un grande chitarrista che nel 2007 suonò ai concerti di Mike Patton. Il pubblico è in delirio, ascolta le canzoni ma le intona anche insieme a questo camaleontico artista.

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Già nel pomeriggio Patton ha dato prova della sua bravura. Durante il soundcheck in piazza Duomo si era radunata una folla di quanti erano in città per il concerto. Applausi a non finire anche durante le prove. Il pubblico di questo terzo appuntamento di “Settembre. Prato è spettacolo” è arrivato anche dall’estero, per assistere al concerto di Patton che mancava dall’Italia da nove anni. La serata inizia con “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli e poi la voce di Patton regala altri grandi autori. Un susseguirsi di successi cantati con la voce di quest’uomo che ha un’estensione vocale fuori dal comune. Dopo aver cantato qualche brano si toglie la giacca: “Qui fa caldo”, sorride e giù applausi. Poi scherza col pubblico e con gli orchestrali. E’ un fiume in piena di energia, musica e talento. Nella scaletta delle canzoni, non potevano mancare “20 km al giorno”, “Urlo negro”, una bellissima interpretazione di “Pinne, fucile e occhiali”. E poi lo struggente brano napoletano “Scalinatella”. Si passa a “Storia d’amore” di Celentano e “Lontano, lontano” di Luigi Tenco. E sulle note di questa canzone c’è chi in piazza ha iniziato a ballare. Chiude il concerto con “Senza fine”. Ma poi il cantante ritorna sul palco e regala al pubblico altri quattro brani: “Sole malato” e “Dio come ti amo” entrambi di Domenico Modugno, quindi “Una sigaretta” e “Retrovertigo”. Termina il concerto, ma la gente rimane in piazza per sognare ancora.

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