La protesta
Roberto, il telefono e una cassa: il ragazzo che regala la musica
Da quattro mesi percorre avanti e indietro il centro storico di Prato col suo impianto e fa ballare anche le scolaresche: "Sono felice e vorrei portare felicità agli altri"
PRATO. Un giovane di 34 anni, una mini cassa acustica e il cellulare intorno al collo. Passo spedito e via, in mezzo ai passanti che corrono distratti. Prima dei suoi passi arriva però il volume della musica, che rimbomba per strada e attira occhiate incuriosite. Chi saluta, chi si diverte, chi balla e pure chi sbuffa. «Roberto, ci metti un po’ di musica napoletana?». Anche i muratori che lavorano al fondo della pizzeria a taglio “Saporè” sanno che lui ha sempre una colonna sonora a portata di click.
Roberto Basile non se lo fa ripetere due volte. «Non ce l’ho: andiamo sui Pooh». E le note di “Uomini soli” risuonano in corso Mazzoni in un assolato pomeriggio di fine agosto, tra un colpo di martello e un altro. Figlio di padre siciliano e madre giapponese, Roberto Basile è una specie di disc jockey ambulante. Vive alle Badie e, da quattro mesi, è diventato un’istituzione dentro le mura con quel repertorio improvvisato che si tira dietro mentre “fa le vasche” (passeggia, alla pratese) su e giù per il salotto buono della città. Dance, metal, rock e pop: quando irrompe la cassa di Roberto, c’è quasi sempre un passante che ferma la sua corsa quotidiana per chiedersi cosa spinga quel ragazzo a fare avanti e indietro per più ore al giorno con la musica “a palla”. «L’unico genere che non sopporto è il rap», racconta il giovane Roberto che negli ultimi tempi ha lavorato come commesso in diversi negozi di Firenze.
Nato a Tokyo, Roberto è cresciuto a Prato. La musica ce l’ha nel sangue, fin da quando studiava alle elementari. «Riuscii a imparare le tabelline con una canzone giapponese sullo sfondo scelta dalla maestra. La musica mi fa compagnia, mi rende felice e vorrei che portasse felicità agli altri». Roberto sceglie una musica e, con la sua cassa collegata al telefonino, la fa risuonare nelle orecchie dei pratesi del centro. Passeggiate “sonore” che durano mediamente tre ore al giorno. Qualcuno non gradisce. Pazienza, Roberto ha sempre un sorriso per tutti. Gira i tacchi e cambia strada. «Il metal è più difficile da digerire», ammette Roberto che ha provato a improvvisarsi jukebox a piedi anche nel centro di Firenze. «Non c’è paragone: lì la gente è sempre nuova, ci si mescola troppo fra i turisti. Qui ormai mi conoscono, mi fermano per un selfie o per chiedermi la musica. I pratesi sono aperti». Cosa apprezzano di più? Senza dubbio la dance, secondo Roberto. La musica lo emoziona e la voce non gli manca per interpretare di tanto in tanto successi non suoi. Il chiodo fisso, negli ultimi tempi, è il cantautore svedese Erik Grönwall con il brano “1000 miles”. Mica roba facile. Non gli dispiace nemmeno il pop declinato al femminile, da Britney Spears a Spice Girls. Alcuni negozianti dicono che Roberto abbia un dono. È empatico, capace unire più generazioni. Gli anziani lo salutano, i bimbi delle scolaresche si divertono. «Spesso – racconta – la dance li fa ballare con le maestre».
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