Il Tirreno

Prato

il progetto 

Come ti faccio rinascere piazza dell’Università

Azelio Biagioni
“Serraglio! A city Playground” è il documentario di 16 minuti realizzato dal regista pratese Simone Ducci
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“Serraglio! A city Playground” è il documentario di 16 minuti realizzato dal regista pratese Simone Ducci

Prato, il regista Simone Ducci ha realizzato un documentario per raccontare la trasformazione del playground del Serraglio da luogo malfamato ad uno spazio dove si gioca a basket

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PRATO. Conto alla rovescia per la presentazione del progetto “Serraglio! A city Playground”. Un'idea dal regista Simone Ducci, 33 anni a settembre, che ha dato vita ad un documentario per raccontare in 16 minuti il cambiamento (positivo) di quello che un tempo era un parcheggio e luogo non certo raccomandabile. «Il progetto – racconta Simone Ducci - nasce come la maggior parte delle idee da un momento di vita quotidiana. Passando da piazza dell’Università ho scoperto quello che si può definire un ‘naturale laboratorio di aggregazione sociale’. Avevo già sentito parlare del progetto di riqualificazione urbana portato avanti al Serraglio, ma, come spesso succede, non avevo troppo approfondito. Spesso mi capita di percorrere quei tratti di strada in macchina, da lontano si intravede qualcosa di nuovo ma passando velocemente non si riesce a percepire cosa stia succedendo li".

Perché cosa succede? «In realtà il bello è proprio che non succede niente di così particolare. Quel giorno, camminando lungo il Serraglio, è proprio la semplicità di un momento che mi ha colpito: persone di varie età, nazionalità, etnia, livello professionale, che giocavano insieme a pallacanestro. C’erano alcune squadre improvvisate, miste, ed ognuno era lì per la propria passione, insieme ad altri, senza pensare troppo al colore della pelle, all’altezza, al livello di gioco. Semplice, ma bellissimo. Lo stupore però, deriva dal fatto che quello è considerato dall’opinione comune come un luogo malfamato, di spaccio, di gente non raccomandabile. E che quindi è buona cosa non frequentare, non passarci la sera ed in generale starci alla larga. Diciamo che lentamente si è guadagnato una fama negativa, e purtroppo a ragion d’essere, come spesso capita in alcuni luoghi delle grandi città. Ai tempi dell’università frequentavo quest’area e già allora si poteva percepire qualcosa che non andava e che comunque era bene evitare. Ed io, come tanti altri, sono rimasto a quell’immagine di disagio e degrado proprio perché non mi era più capitato di frequentare attivamente questa zona».

Quel giorno, quindi, si è accesa una ‘lampadina’? «Esatto, è nata l’idea di raccontare questo piccolo pullulare di vita, semplicemente raccontando le storie di chi lo frequenta: dall’imprenditore che appena esce da lavoro indossa i panni del giocatore, all’appassionato che gioca a livello amatoriale, all’ex professionista, giovani, meno giovani, italiani e stranieri, tutti insieme».

Come è stata la realizzazione del documentario? «Ho approfondito, anche e soprattutto per conoscenza e curiosità personale, cosa è diventato questo luogo: è stato realizzato un campo da basket con tutti gli accessori a disposizione, una struttura circolare che tutti chiamano “il pallone del Serraglio”, un container che d’estate si trasforma in bar all’aperto, panchine. Sono stati realizzati anche dei murales, opera di un artista pratese purtroppo scomparso qualche tempo fa, si sono creati gruppi di amici che si ritrovano le sere d’estate per partite notturne, i vecchietti che prima passavano in bicicletta scuotendo il capo adesso si fermano incuriositi. È nata un’associazione di Street Basket per promuovere il luogo e mantenerlo accessibile a tutti, ed il gioco, nel senso puro e semplice del termine, è diventato il vero protagonista. La passione per qualcosa, il basket, e le storie di chi ama giocare, sono i veri protagonisti di questo documentario».

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