Tonnellate di sacchi neri finiti nei cassonetti o svaniti nel nulla
Ecco chi sono i sei piccoli imprenditori arrestati al culmine dell’indagine sul traffico di scarti tessili portata avanti dalla Direzione distrettuale antimafia
prato. Quegli scarti tessili non erano destinati solo ad altre regioni italiane: imbarcati al porto di Livorno, finivano anche in Sudafrica. Ma, pressati nei normali sacchi neri da spazzatura, anche nei cassonetti per la raccolta dei rifiuti. Sicuramente quelli con cui i trafficanti ne avevano riempiti otto, il 4 ottobre 2018, nel comune di Agliana, a due passi dalle aziende cinesi del Macrolotto dove venivano raccolti abusivamente. E più che probabilmente i circa 1.680 chili spariti nel nulla fra il 20 febbraio e il 5 marzo di quest’anno e i 385 chili mai arrivati nell’impianto di smaltimento fra il 4 e il 5 marzo, sempre del 2019. Una piaga, quella dell’abbandono dei sacchi neri, che sta flagellano tutta la Piana pistoiese da quando a Prato è stata attuata la raccolta differenziata e i normali cassonetti sono stati tolti dalle strade: anche boschi, corsi d’acqua e viottoli di campagna non vengono risparmiati.
Il quadro è quello che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare scattata ieri mattina nei confronti di sei piccoli imprenditori con l’accusa di traffico illecito di rifiuti non pericolosi: quattro italiani e due cinesi.
Agli arresti domiciliari sono finiti padre e figlio, Graziano Giunchi, 77 anni, e Marco Giunchi, 51, entrambi pratesi domiciliati ad Agliana. Dove, in via Berlicche, si trova la vera sede della Tessil Giglio, una Sas di cui sono unici soci. I due sono accusati di aver smaltito illecitamente oltre 90 tonnellate di scarti tessili, in altri due impianti, visto che il loro era di fatto da tempo interdetto a tale attività, dopo un blitz dell’Arpat nell’ottobre 2018.
In carcere è finito invece Gianluca Verdasco, 40 anni, trevigiano residente a Bologna. Vero patron dell’impresa individuale della Crd, della Guardin Metalli e della Algo di Gian Mauro. Attraverso i cui mezzi gli scarti venivano trasportati alle loro destinazioni fantasma.
Avvalendosi della collaborazione di due piccoli imprenditori cinesi, anche loro finiti ai domiciliari: Xiapeng Chen, 47 anni, e Libing Zhou, 36, entramb residenti a Prato, il primo titolare e il secondo socio della Riciclo Pulito srl, azienda che, secondo le accuse, avrebbe raccolto tra le imprese dei loro connazionali gli scarti tessili poi gestiti da Graziano e Marco Giunchi.
Agli arresti domiciliari, infine, il pistoiese Luigi Saccone, 55 anni, domiciliato a Montale. Titolare dell’omonimo impianto di smaltimento, si sarebbe prestato per far figurare la propria impresa come quella da cui partivano gi scarti tessili da spedire all’estero. Sforando tra l’altro le 480 tonnellate annue previste dalla sua autorizzazione: solo fra il 21 febbraio e il 18 aprile 2019 ne avrebbe gestite ben 1.188.
Severo nei confronti di tutti loro il giudizio del gip del tribunale di Firenze che ha disposto le misure cautelari: «Significativo che nessun effetto sia scaturito dalla conoscenza da parte degli organi di controllo, proseguendo la gestione illecita dei rifiuti nonostante il sequestro del 3 ottobre 2018 alla Tessil Giglio, e le perquisizioni del 5 marzo 2019 e del 18 aprile 2019 allo stabilimento di Saccone». Unico modo per fermare il traffico, quindi, l’arresto. —
Massimo Donati
altro servizio a pag. 11
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