Sicurezza
Traffico illecito di scarti tessili: arrestati sei imprenditori
Prato, scoperte società di trattamento rifiuti inesistenti che spedivano rifiuti tessili in Sud Africa e in numerosi luoghi di stoccaggio illecito in tutta Italia. Usati anche capannoni abbandonati per lo staccaggio dei rifiuti all'insaputa dei proprietari. L'operazione della Direzione distrettuale antimafia
PRATO. Sei misure di custodia cautelare - una carcere e cinque ai domiciliari - ha raggiunto quattro imprenditori italiani e due cinesi nelle province di Prato e Pistoia. L'indagine, coordinata dal procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo e dal pm della Direzione distrettuale antimafia fiorentina Leopoldo De Gregorio, riguarda un traffico illecito di rifiuti anche verso l’estero. Nel procedimento risultano indagati anche altri dieci soggetti titolari di ditte italiane e cinesi.
Gli investigatori hanno accertato l'esistenza di società di trattamento rifiuti inesistenti che spedivano rifiuti tessili all'estero, specie in Sud-Africa, o in luoghi di stoccaggio illecito in varie regioni del territorio italiano.
In particolare venivano stoccati in una ditta di Agliana (Pistoia) priva dell'autorizzazione alla gestione dei rifiuti, e poi inviati sempre in modo abusivo a un impianto di Montale (Pistoia) e ad altri impianti nel Nord Italia.
Secondo quanto accertato, dall'1 gennaio al 17 aprile 2019 l'impianto di Montale avrebbe accettato dalla ditta di Agliana rifiuti tessili di provenienza ignota per oltre 2.300 tonnellate. In carcere, su disposizione del gip di Firenze, è finito un imprenditore 40enne residente a Bologna, considerato il gestore di fatto di tre ditte coinvolte nelle indagini e aventi sede nel Nord Italia. Ai domiciliari i due titolari della ditta di Agliana, padre e figlio di 57 e 77 anni, il titolare dell'impianto di Montale, di 55 anni, e due cinesi di 37 e 47 anni, entrambi residenti a Prato e soci lavoratori di una ditta che secondo l'accusa effettuata trasporti di rifiuti senza autorizzazione.
Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, gli scarti tessili prodotti dalle ditte di pronto moda del distretto Pratese venivano ritirati a domicilio, dietro pagamento in contanti, e poi trasportati e gestiti in modo illecito, anche con l'utilizzo di documenti e fatture false in cui veniva mascherata la loro reale natura. A volte lo smaltimento sarebbe avvenuto gettando semplicemente i sacchi contenenti gli scarti tessili nei cassonetti sulla strada.
L'operazione è nata da un'indagine avviata dalla polizia municipale di Prato sulla gestione dei rifiuti prodotti da alcune ditte di confezioni di abbigliamento e pronto moda orientali. Sarebbe emerso non solo che gli incaricati del ritiro, a loro volta cinesi, non erano iscritti all'Albo nazionale dei gestori ambientali ma che ci sarebbe stata, spiega una nota del Comune di Prato, "una vera e propria organizzazione dedita alla gestione illecita di rifiuti anche a scapito dei titolari delle aziende cinesi che sostenevano comunque dei costi per il regolare smaltimento degli stessi".
I sacchi neri contenenti gli scarti tessili sarebbero stati poi conferiti in impianti di recupero fittizi, dove, invece di essere sottoposti ai trattamenti previsti dalla legge, venivano "semplicemente privati dell'involucro originario oppure pressati" per ottimizzare la successiva fase di trasporto. Gli stessi potevano poi finire anche abbandonati in capannoni fatiscenti e in disuso, in varie regioni del Nord e centro Italia, all'insaputa molte volte dei proprietari degli immobili: a quest'ultimi veniva pagata solo una prima rata del contratto di locazione trovandosi poi alle prese con soggetti "fantasma" e magazzini stracolmi di rifiuti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
