Sicurezza
Alla sbarra gli “specialisti” delle truffe col PostePay
Zia e nipote sono accusati di aver sottratto ingenti somme alle ricevitorie Decine di baristi e tabaccai in aula, ma hanno fatto un viaggio a vuoto
prato. Decine di tabaccai e baristi si sono presentati ieri mattina in Tribunale per il processo a carico di due persone, zia e nipote, accusati di essere gli specialisti nelle truffe sulle PostePay, le carte prepagate delle Poste.
Era in programma infatti la prima udienza del processo che vede imputati Franco e Patrizia Arturi, difesi da Ilaria Signori e Diletta Filianoti, ma è stata una “falsa partenza” perché le quasi cinquanta vittime della truffa sono state citate come testimoni e non come parti offese. Inoltre uno dei due avvocati aveva un legittimo impedimento e così al giudice Franco Borselli non è rimasto che rinviare il processo a una prossima udienza, nella quale presumibilmente il procedimento verrà spezzettato in tanti tronconi, perché solo una parte delle presunte truffeda migliaia di euro è avvenuta a Prato. Le altre sono sparse per l’Italia. E infatti molti dei tabaccai e dei baristi arrivati ieri mattina nell’aula al primo piano del Palazzo di giustizia si sono sobbarcati un lungo viaggio per rispondere alla convocazione e non pochi hanno imprecato sottovoce quando hanno saputo di aver fatto un viaggio a vuoto.
La vicenda che ha portato sul banco degli imputati zia e nipote, Patrizia e Franco Arturi, entrambi residenti a Prato, ha a che fare con le ricariche delle carte prepagate PostePay. Tra il 2013 e il 2014, secondo la tesi della Procura, non pochi truffatori sparsi per l’Italia avevano imparato un sistema per truffare gli esercenti. Il sistema consisteva nel chiamare al telefono la ricevitoria abilitata spacciandosi per un addetto della Sisal, la società che gestisce le scommesse on line. Il presunto truffatore comunicava di dover effettuare uno storno su un conto e dettava un codice. Questo codice avrebbe dovuto corrispondere a uno storno, ma in realtà, sempre secondo la tesi della Procura, corrispondeva a una ricarica. L’ignaro esercente si fidava e il gioco era fatto: le somme indicate finiva su un’altra carta PostePay e di lì poi sparivano.
In tantissimi ci sono cascati, non solo a Prato, ma nel resto della regione e del paese, fino a quando le tracce informatiche della presunta truffa hanno ricondotto gli investigatori a Patrizia e Franco Arturi.
I due sono stati citati in giudizio e ora nel corso del processo avranno modo di esporre le loro ragioni. Un processo che, come detto, verrà spezzettato in tanti procedimenti, in base a una recente pronuncia della magistratura che radica la competenza territoriale nel luogo dove ha sede la ricevitoria che si suppone truffata. Se ne riparlerà dunque tra qualche mese. —
Paolo Nencioni
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