Sicurezza
Gida: con l’essiccatore di fanghi spariscono settemila tonnellate
Via libera della Regione all’impianto di Baciacavallo, ma il Comitato Prato Sud non si fida: «Chi ci dice che poi quel prodotto non finisca nell’inceneritore?»
prato. Può ridurre i fanghi della depurazione delle acque industriali, fra il 60 e il 70% su 10mila tonnellate. Il nuovo impianto di essiccamento dei fanghi della Gida, che potrebbe essere in funzione in meno di un anno, potrebbe aiutare molto nella riduzione di questo tipo di rifiuti. La realizzazione, in base alla normativa vigente, è stata autorizzata dalla Regione lo scorso 1° luglio per affrontare il problema dei fanghi prodotti con la depurazione delle acque industriali.
Eppure per qualche esponente del “Comitato a difesa della nostra salute Prato sud”, anche questa eventualità sembra scontrarsi con le esigenze della popolazione della zona di Baciacavallo e le Fontanelle. La Regione Toscana, per il momento ha acconsentito alla costruzione dell’impianto di essiccamento, in attesa che la Valutazione di impatto ambientale più complessa sull’intero ciclo di trattamento di rifiuti provenienti dalla depurazione delle acque venga ultimato nei minimi dettagli. Ma qui sono necessari tempi molto più lunghi. «Per l’impianto di essiccamento stiamo aspettando l’ultimo processo autorizzativo – precisa Simone Ferretti, direttore della Gida – dopodiché saremo in grado di trattare almeno 10mila tonnellate di fanghi e ridurli, disidratandoli, a circa 3mila tonnellate. Se tutto va bene in 6 –8 mesi potremmo avere l’impianto in funzione». Tre milioni di euro la spesa per la costruzione dell’impianto che in origine sarebbe dovuto funzionare da anello di congiunzione fra il biodigestore anaerobico e il residuo di ultima lavorazione. Biodigestore che adesso non c’è. In attesa della Valutazione di impatto ambientale complessa, la Gida ha chiesto alla Regione di poter avviare comunque l’essicamento dei fanghi, dati i vantaggi a partire dalla riduzione di massa dei rifiuti. «È un impianto di essiccamento ad aria calda, che riduce del 90% l’acqua all’interno dei fanghi e che porta una massa di 10mila tonnellate a poco più di 3mila» dice Alessandro Brogi, presidente della società pubblico-privata pratese.
Non la pensa così Sonia Fligor, del “Comitato a difesa della nostra salute Prato sud” che resta «convinta che il processo di essiccamento dei fanghi sia collegato poi al trattamento col vecchio inceneritore ancora in uso». «Quei fanghi disidratati concentrano inquinanti e nessuno ci dice che poi non vadano nella combustione del vecchio inceneritore» sostiene la Fligor. Ma non sarebbe così almeno a sentire il presidente della Gida, Alessandro Brogi. «No, sono due strade completamente differenti. Il vecchio inceneritore ancora in uso lavora circa 20mila tonnellate l’anno di fanghi, l’impianto di essiccamento ne potrebbe lavorare altre 10mila, ma il residuo dell’essiccamento non va poi nell’impianto di Baciacavallo». Secondo i vertici della Gida c’è una esigenza forte di smaltimento dei residui di fango; a Baciacavallo sono circa 50mila tonnellate quelli da smaltire ogni anno. Per Simone Ferretti, «l’impianto di essiccamento contribuisce a diminuire la massa dei fanghi da mettere poi su gomma per arrivare ad altri impianti in Italia. Sono fanghi che conosciamo con migliaia di analisi l’anno in ogni batterio. In un sistema reale di economica circolare potrebbero essere riutilizzati in altri processi produttivi», conclude il direttore. —
Alessandro Formichella
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