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Prato

gli “smemorati” 

Caccia al furbetto nelle case popolari «Un bel segnale, la legge funziona»

Paolo Nencioni Servizio a pag. 11
Caccia al furbetto nelle case popolari «Un bel segnale, la legge funziona»

Mazzoni, presidente di Epp, commenta l’inchiesta sugli assegnatari che sono proprietari anche di altre abitazioni

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prato. «Sono contento, è un bel segnale: significa che la legge comincia a funzionare». Questo il commento di Federico Mazzoni, dal 2010 presidente dell’Edilizia pubblica pratese, la partecipata che gestisce le case popolari nella provincia di Prato, dopo le perquisizioni scattate ieri mattina nei confronti di 25 assegnatari di alloggi popolari accusati di non aver comunicato all’Epp di essere diventati proprietari di altre case, che avrebbero fatto decadere il diritto all’alloggio.

«Se qualcuno occupa una casa senza averne diritto - aggiunge Mazzoni - va mandato via, anche perché ci sono 1.700 famiglie in graduatoria che attendono di avere uno dei nostri alloggi».

Quando gli accertamenti saranno terminati, la Procura trasmetterà gli atti al Comune e sarà l’Ufficio casa a occuparsi delle procedure di revoca.

La guardia di finanza segnala che ci sono anche quattro casi nei quali l’assegnatario dell’alloggio ha correttamente comunicato all’Epp di essere diventato proprietario di un immobile che avrebbe fatto decadere l’assegnazione, ma non è stata avviata la procedura di revoca.

«I controlli li facciamo, ma non abbiamo i mezzi che ha la Finanza» commenta Mazzoni. E il vice sindaco Luigi Biancalani, che ha la delega alle politiche della casa, dubita che possa essere successo. «Quando scopriamo che un assegnatario non ha diritto parte la procedura di revoca» dice. Ne sono state avviate anche a prescindere dall’inchiesta della Procura, ma non si sa esattamente quante. Secondo Mazzoni cinque o sei all’anno, secondo Biancalani sono decine nell’ultimo anno e mezzo. «Comunque non ho la lista delle persone indagate dalla Finanza - dice il vice sindaco - e non posso sapere se qualcosa non ha funzionato».

Quel che è certo è che sia il Comune che l’Epp hanno collaborato all’indagine fin dall’inizio. «Ci hanno chiesto documenti e chiarimenti su una legge che è abbastanza complessa - spiega Mazzoni - e noi li abbiamo forniti».

Rispetto al recente passato, secondo il presidente di Epp, ora i controlli sono più semplici ed efficaci. Si incrociano le banche dati, compresa quella del Catasto, e non è difficile far emergere le proprietà che prima era più semplice tenere nascoste. «Però non posso dire che a Prato ci siano estese situazioni di illegalità» osserva Mazzoni. In fondo, 25 mele marce su un totale di 1.800 alloggi e oltre 3.000 posizioni controllate sono considerate un dato abbastanza incoraggiante.

Tenere sotto controllo questa massa di case e di inquilini non è un compito facile, assicura Biancalani. E aggiunge che nessuno fa sconti: «Anzi, ci dicono che siamo fin troppo fiscali...».

A rendere più complicata la situazione è arrivata all’inizio di gennaio una modifica alla legge regionale. Prima l’assegnatario aveva diritto a ospitare familiari che si fossero trovati in situazioni di difficoltà. Il caso più comune era quello della figlia dell’assegnatario che si separa dal marito e torna a vivere insieme alla madre insieme ai nipotini. Ora, spiega Biancalani, queste ospitalità non possono superare i sei mesi. Per questo l’Epp ha inviato decine di lettere agli assegnatari e in tanti hanno protestato perché non sanno dove mandare gli ospiti una volta scaduto il termine di sei mesi.

Un particolare che colpisce nell’inchiesta sulle false dichiarazioni è che i 25 indagati sono tutti italiani, quando la percentuale di italiani nelle case popolari secondo l’Epp si attesta sul 70%. Il dato si può certamente spiegare col fatto che gli italiani mediamente sono assegnatari da più tempo e nel tempo la loro situazione patrimoniale può essere cambiata. Tra gli stranieri invece praticamente non figurano cinesi. Quelli poveri evidentemente si arrangiano in altre maniere: dormendo in confezione o beneficiando del guanxi, la rete di solidarietà orientale. —

Paolo Nencioni

Servizio a pag. 11

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