Sicurezza
Morì nel cantiere. Rinviati a giudizio anche i proprietari dello stanzone
Operaio edile di 58 anni cadde dal lucernario, il cugino che conduceva la ditta patteggia una pena mite
PRATO. Il datore di lavoro è stato condannato per la morte del cugino, caduto da un lucernario mentre riparava il tetto di una confezione, ma saranno processati anche i proprietari dell’immobile, in quanto committenti dei lavori, perché secondo la Procura non si sono assicurati che l’impresa edile avesse tutti i requisiti per fare quei lavori.. È questo l’esito dell’udienza preliminare che si è celebrata giovedì davanti al giudice Francesca Scarlatti nel procedimento a carico di Roland Limaj, imprenditore edile albanese di 43 anni, titolare della Alba Edili, e dei committenti italiani Luigi ed Elena Piccioli, di 50 e 52 anni, e Iana Lottini, di 85 anni.
Tutti e quattro erano accusati di omicidio colposo per la morte di Gezim Hasanaliaj, un operaio albanese di 58 anni morto il 29 luglio 2016 in seguito a un infortunio sul lavoro accaduto tre mesi prima, il 26 marzo di quell’anno. Gezim stava lavorando sul tetto della Confezione Biagio di Wang Guoqi, in via Pistoiese 107. Era di fatto alle dipendenze del cugino Roland Limaj, anche se formalmente non assunto, e doveva stendere una guaina di catrame per impermeabilizzare la copertura. Un lavoro abbastanza comune negli stanzoni affittati dai proprietari italiani ai confezionisti cinesi, ma stavolta finito in tragedia. Il 26 marzo 2016 Gezim si trovava su un lucernario di plastica quando la copertura cedette e l’operaio cadde da un’altezza di oltre cinque metri. Non morì subito, però. Si procurò un fortissimo trauma cranico e perse immediatamente conoscenza. Fu portato d’urgenza all’ospedale di Careggi, poi di nuovo a Prato, in coma, e infine a Villa Le Terme nel comune di Impruneta, quando ormai per lui non c’erano più speranze. Morirà il 29 luglio di quell’anno senza mai riprendere conoscenza.
Le indagini hanno accertato che non erano state rispettate le norme di sicurezza e nel degli accertamenti emerse che il ferito era stato spostato dal punto della caduta, ma poi queste affermazioni sono state ritrattate. Ai fini del processo non è cambiato quasi nulla.
Roland Limaj, difeso da Massimiliano Tesi e Giovanni Sanesi, ha patteggiato col consenso del pubblico ministero Laura Canovai una condanna a un anno e tre mesi con la sospensione condizionale, senza peraltro risarcire la moglie e i figli di Gezim, rappresentati da Sabrina Serroni.
I proprietari del fondo affittato ai cinesi, invece, difesi da Silvia Risaliti, sono stati rinviati a giudizio perché il giudice ha accettato la tesi della Procura secondo la quale erano loro a doversi accertare che l’impresa edile avesse i necessari requisiti.
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