Il Tirreno

Prato

BASTA PAGARE UN OBOLO E TUTTO SI SISTEMA

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Basta mettere mano al portafoglio e tutto si sistema. Il ritornello usato tutte le volte che un automobilista viene beccato a guidare senza patente o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e trova un vigile urbano compiacente ora si applica anche alla produzione industriale “drogata”. Con la differenza che in questo caso è tutto legale, che però non significa giusto o economicamente sano.

La vicenda della Tintoria Superlativa, una delle tante aziende di Prato a conduzione cinese, in questo senso è veramente emblematica. Da settimane una parte degli operai, organizzati dal sindacato Si Cobas, protesta davanti all’azienda di via Inghirami chiedendo condizioni di lavoro più umane (8 ore anziché 12 pagate 8, per esempio) e segnalando la presenza di lavoratori senza contratto o senza permesso di soggiorno. Per tutta risposta venerdì scorso sono stati manganellati dalla polizia in assetto anti-sommossa perché hanno tentato di impedire l’uscita dei camion dalla fabbrica. Poi, con calma, la Squadra interforze coordinata dalla stessa Questura, si è decisa martedì a dare un’occhiata dentro l’azienda, ha scoperto che sì, effettivamente c’erano le irregolarità denunciate dagli operai in sciopero (lavoratori senza contratto, alcuni clandestini) e ha ordinato la sospensione dell’attività. Happy end? Non proprio, visto che nel giro di poche ore, non di pochi giorni, la produzione è ripresa come se nulla fosse. Al titolare è bastato fare un salto dal commercialista e incaricarlo di pagare l’obolo: tre mesi di contributi per ogni lavoratore senza permesso di soggiorno; assunzione part time a tempo indeterminato o full time a tempo determinato per chi era senza contratto. A prima vista non sembrerebbe proprio un obolo, si parla di migliaia di euro versati sull’unghia, ma a conti fatti è proprio questo: un obolo. Perché l’importo delle sanzioni e il costo dei nuovi contratti è molto inferiore al profitto realizzato lavorando in queste condizioni e al danno economico del blocco della produzione.

Tutto regolare, tutto legale. Di fronte a situazioni come questa è sbagliato prendersela con gli imprenditori cinesi (che pure hanno le loro colpe). Sono italiane, votate dal Parlamento italiano e applicate da ispettori e poliziotti italiani le norme che di fatto consentono a un’azienda di fare dumping sociale ai danni delle imprese che invece non assumono clandestini e fanno firmare regolari contratti di lavoro, sopportando un costo del lavoro che non è paragonabile con le prime.

Per anni ci hanno raccontato la favola della sospensione dell’attività produttiva dopo i controlli come se fosse la panacea di tutti i mali. Ora sappiamo che non è così. Basta pagare e tutto va a posto. I ragazzi del Si Cobas lo vanno ripetendo da settimane e anche il segretario della Filctem-Cgil, Massimiliano Brezzo, che da sette mesi tenta invano di parlare col ministro Di Maio, è costretto a concludere che «a Prato le leggi non hanno effetto». Purtroppo non solo a Prato. —

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