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Mostro di Firenze: la procura chiede l'archiviazione dell'ultima inchiesta
Sull'ex legionario Vigilanti e sul medico Caccamo, entrambi quasi novantenni, un quadro indiziario definito "fragile e incerto" Così cinquant'anni dopo naufraga l'ennesimo tentativo di dare un quadro più completo a uno dei più fitti misteri italiani
FIRENZE. Pochi indizi e troppo tempo trascorso: così si arena anche l'ultima pista per dare un quadro completo agli otto duplici omicidi del Mostro di Firenze, la scia di sangue che, in base all'arma, la stessa Beretta 22, partì nel 1968 a Signa e terminò nel 1985 a Scopeti.
La procura fiorentina ha chiesto infatti l'archiviazione per gli ultimi due indagati in ordine di ingresso nelle pagine del Mostro, cioè Giampiero Vigilanti, 89 anni, ex soldato della Legione Straniera, e Francesco Caccamo, medico di 88 anni. Uno stop, secondo quanto emerge, dovuto a un "quadro indiziario fragile ed incerto, non suscettibile ad assurgere a dignità di prova, né tale da essere in alcun modo ulteriormente corroborato con ulteriore attività investigativa, tenuto anche conto del lungo tempo trascorso dai fatti". Non hanno aiutato certe perizie, come quelle genetiche su reperti insanguinati di vario tipo provenienti da Scopeti. È sangue delle vittime e di soccorritori, quindi nessun colpo di scena utile.
Vigilanti e Caccamo hanno allungato la lunga lista di indagati eclatanti che partì con i sardi, proseguì con il ginecologo abile nei tagli chirurgici, si riaccese con Pacciani, quindi si estese ai compagni di merende e dunque venne rinverdita coi mandanti del livello "colto" e deviato, fino a questo ultimo tentativo. In mezzo, decine di sospetti, apparsi e scomparsi negli screening investigativi ripetutisi in decenni, seguendo criteri, intuizioni e chiavi di lettura diverse.
In tutto questo le figure di Vigilanti e Caccamo sono rimaste latenti. Poi dal 2013 è emerso per loro un interesse, in particolare per Vigilanti che quell'anno denunciò il furto di quattro pistole da casa. Sentito tre volte dal Ros come persona informata sui fatti e anche perquisito, Vigilanti emerge all'attenzione per tanti motivi. Anche perché sa usare e possiede armi, combatté in Indocina dove si abituò a estremi livelli di crudeltà, è originario di Vicchio del Mugello, come Pietro Pacciani. Inoltre fece affermazioni che incoraggiarono gli investigatori.
Non parlò, però, quando in tempi recenti, nel 2017, venne formalmente indagato per tutti gli otto duplici delitti. Il suo difensore, avvocato Diego Capano, lo fece avvalere della facoltà di non rispondere le due volte in cui fu convocato dagli inquirenti. "Non erano chiare le accuse che ci erano mosse - spiega oggi il difensore di Vigilanti - e ci riservammo eventualmente di farci interrogare, ma a cognizione di atti, in un'eventuale fase di conclusione delle indagini".
Capano e il difensore di Francesco Caccamo, avvocato Giovanni Terranova, non hanno ricevuto al momento nessun atto di questo nuovo passaggio della vicenda. Potranno averli se le parti offese - in sostanza le famiglie delle vittime del Mostro - decideranno di fare opposizione alla richiesta di archiviazione. Dal 10 luglio, quando la procura ha emesso la richiesta, c'è tempo 30 giorni, periodo feriale escluso, per opporsi dal gip. L'avvocato Vieri Adriani, che assiste le famiglie delle vittime francesi di Scopeti, Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, ci sta pensando.
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