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Detenuto rifiuta acqua e cibo: "Non mi fanno vedere i figli"

Paolo Nencioni
Detenuto rifiuta acqua e cibo: "Non mi fanno vedere i figli"

Da venerdì Mustapha Beddal ha iniziato lo sciopero della fame e della sete. Quando lo arrestarono con 91 chili di hashish disse di aver perso il lavoro

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PRATO. «Mio marito è detenuto nel carcere di Prato, non mangia e non beve più. Ho paura che possa morire: mi lascerebbe con quattro figli da crescere. Aiutatemi».. L’appello disperato arriva dalla moglie di Mustapha Beddal, un marocchino di 43 anni che sta scontando una condanna definitiva a tre anni e quattro mesi di reclusione per traffico di droga. Da venerdì Beddal ha iniziato uno sciopero della fame e della sete in segno di protesta contro la decisione del magistrato di sorveglianza che gli ha negato un permesso di due giorni per stare coi figli. Lui evidentemente ci contava dopo un periodo abbastanza lungo di detenzione e ha deciso di forzare la mano.

A gennaio, spiega l’avvocato Melissa Stefanacci che ha seguito Beddal nel procedimento penale, il magistrato di sorveglianza aveva respinto un’istanza per l’affidamento in prova che avrebbe consentito al detenuto di uscire dal carcere. In quel caso il problema è che non si trova un lavoro da fargli fare: avrebbe un camion col quale andava in giro a raccogliere il ferro ma il mezzo non ha superato la revisione.

L’affidamento in prova, peraltro, è l’unica misura alternativa al carcere per chi si trova nelle condizioni di Mustapha Beddal. Il marocchino deve rispondere di detenzione di un ingente quantitativo di droga: alla fine di ottobre del 2015 fu arrestato dalla squadra mobile della Questura di Prato mentre portava in città, insieme a un connazionale, la bellezza di 91 chili di hashish. Ai poliziotti disse che era la prima volta, che aveva perso il lavoro e aveva accettato la proposta del connazionale. All’epoca la stessa polizia era propensa a credergli e si calcolava che gli fossero stati promessi mille euro per assumersi il rischio. Quei mille euro gli sono costati tre anni e quattro mesi di galera, che ha iniziato a scontare più avanti, quando la condanna è diventata definitiva.

Ora pare che non ce la faccia più a sopportare di non vedere moglie e figlie ed è per questo che ha iniziato lo sciopero della fame e della sete.

Chi viene condannato per quel tipo di reato, l’articolo 73 della legge sugli stupefacenti, aggravato dall’articolo 80, non ha diritto a chiedere di passare una parte della detenzione agli arresti domiciliari. Ma proprio oggi l’avvocato Stefanacci presenterà un’istanza per la concessione dei domiciliari sollevando una questione di legittimità costituzionale che è già stata sollevata in casi simili e che si fonda sul principio in base al quale al magistrato di sorveglianza dovrebbe essere sempre concesso di valutare caso per caso, sulla base del detenuto che si trova di fronte.

Mustapha Beddal, spiega l’avvocato Stefanacci, era incensurato quando fu arrestato, si è pentito di quello che ha fatto e ha avuto un comportamento carcerario senza particolari pecche. Dunque avrebbe diritto a un alleggerimento della pena. O quantomeno a un permesso di due giorni per vedere i suoi quattro figli.

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