Il Tirreno

Prato

NEL GIOCO DELLE CAMPANELLE A PERDERE SIAMO SEMPRE NOI

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Quando si parla di appalti paralizzati dal fuoco incrociato (aziende private ed enti pubblici) a colpi di ricorsi, carte bollate, sentenze di Tar e Consiglio di Stato, verrebbe voglia di alzare la bandiera bianca: basta, ci arrendiamo. La vicenda paradossale dell’appalto per la demolizione dell’ex ospedale Misericordia e Dolce ogni giorno che passa diventa sempre più un incubo kafkiano.

Un occhio alle date: nel gennaio 2018 è stato pubblicato il bando per la demolizione, nell’agosto del 2018 la mandataria Daf Costruzioni stradali srl di Milano si è aggiudicata l’appalto di 5,6 milioni di euro con un ribasso del 39,5%. Lieto fine? Macché.

L’Asl Toscana Centro revoca l’affidamento dei lavori per un’irregolarità.

Ma a questo punto si entra in un meccanismo perverso: l’appalto viene affidato al secondo classificato: la lucchese Del Debbio. Tutto a posto? Si preparano i bicchieri e si stappa lo spumante? Macché.

Anche in questo caso, nel febbraio 2019, l’aggiudicazione viene congelata e, come nel gioco delle tre campanelle, slitta al terzo classificato perché nuovamente è stata riscontrata un’altra pècca formale. Oh, finalmente, commenterà il lettore paziente, stavolta ci siamo. Macché.

Anche il terzo classificato l’Ati Rad Service si è visto soffiare via da sotto gli occhi l’aggiudicazione che il Tar ha riassegnato alla seconda classificata, la Del Debbio.

Ma non è finita. Perché nei giorni scorsi l’Asl Toscana Centro ha deciso di presentare un ricorso al Consiglio di Stato contro il pronunciamento del Tar che ha riammesso la Del Debbio. La motivazione è disarmante: in pendenza c’è ancora l’originario ricorso presentato al Tar da parte della Daf Costruzioni stradali, la prima classificata.

Storie di (stra)ordinaria burocrazia. Il tempo lavora contro gli interessi di tutti, quelli dei cittadini. Come il gioco dell’oca, oltre a quello delle tre campanelle, c’è chi deve tornare indietro se cade nella casella sbagliata o restare fermo un giro. Il tempo che passa non consente alle aziende di mettere al lavoro i propri dipendenti, all’ente pubblico di rendere disponibile un bene che sarebbe di utilità e soddisfazione generale. Nel caso di Prato si tratta l’area dove, sulle ceneri dell’ex ospedale Misericordia e Dolce, andrebbe realizzato un grande parco urbano corredato da servizi e spazi per la collettività. In tutto questo labirinto edificato coi faldoni di ricorsi amministrativi che si accumulano negli anni c’è da perdersi. E ancora non saremmo in grado di capire se, alla fine dei conti, chi avrà vinto o chi ha perso. Perché può anche accadere che chi vince non sia davvero quello che ha presentato l’offerta più bassa ma quella migliore dal punto di vista tecnico.

Come nel gioco delle tre campanelle, è una storia vecchia, c’è una sola certezza: a perdere siamo soltanto noi. —



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