Il Tirreno

Prato

Mezzana, un paradiso nel verde per morire guardando il tramonto

di Paolo Nencioni
Il borgo di Mezzana
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Il borgo di Mezzana

Viaggio nel borgo fantasma in mezzo ai boschi di Cantagallo dove la Comunità dei Ricostruttori vuole realizzare un hospice per malati terminali

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PRATO. Mezzana è un bel posto per morire. Perché è inutile girarci intorno: qui, in questo borgo abbandonato da decenni in mezzo ai boschi della Valbisenzio, si verrà per passare gli ultimi momenti della propria vita. In un “hospice” che avrà pochi simili in giro per l’Italia. Una struttura dedicata ai malati terminali che potranno congedarsi dalla vita accanto ai loro cari guardando il sole che tramonta dalla parte di Migliana, sull’altro lato della valle.

Quando, ancora non si sa. Dipenderà da quanti volontari e quanti finanziamenti riuscirà a trovare la Comunità dei Ricostruttori nella preghiera, il gruppo di fedeli fondato dal padre gesuita Gian Vittorio Cappelletto e che ora conta decine di sedi in tutta Italia. Volontari che hanno già recuperato uno degli edifici del borgo, lavorando prevalentemente nel fine settimana.

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Arrivarci, al Borgo di Mezzana, non è uno scherzo. Bisogna lasciare la regionale 325 all’altezza del Gruppo Colle, a Carmignanello, e inerpicarsi lungo una stradina che sale in una valle piena di farfalle ed è interrotta da un paio di ruscelli da guadare, che diventano tre d’inverno. Serve un fuoristrada, insomma, o una moto intraprendente. Le uniche presenze umane lungo la strada sono un paio di boscaioli impegnati a fare le cataste dei tronchi appena tagliati. Chi ha la pazienza di arrivare in cima, però, dopo aver superato una micro-comunità che si chiama Basilico, ha il suo premio. Un borgo disabitato e in gran parte diroccato, che farebbe la felicità degli appassionati di paesi fantasma, le ghost town di cui sono disseminati molti stati americani ma che non mancano neanche dalle nostre parti.

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Al momento gli unici abitanti di questo posto sono le capre, un numeroso gregge che accoglie i visitatori occasionali con comprensibile diffidenza e il suono dei campanacci. Basta seguirle, le capre, e ti portano in giro per il borgo, arrampicandosi per le stradine che fino agli anni Settanta venivano calpestate dai pochi umani dell’epoca. Lo scampanellare delle capre è l’unico rumore a rompere il silenzio della mattinata d’estate. Vanno su, lungo una stradina che porta verso la sommità del colle. In cima c’è sicuramente una stalla, ma per chi crede ci potrebbe essere qualcos’altro, un paradiso, un pastore di anime anziché di ovini, come quello di cui a un certo punto si sente il richiamo ma non si vede la faccia. Tutto intorno è una distesa di rovine, fatta eccezione per un edificio rimesso in sesto che si affaccia su uno spiazzo ribattezzato Piazza degli Angeli.

Ci vorrà tanto volontariato e tanto olio di gomito per venire a capo di questo progetto, ed è per questo che i Ricostruttori hanno lanciato ieri, 1° luglio, il loro appello a Firenze, trovando intanto una sponda nella comunità buddista. Bisognerà innanzitutto rimettere a posto la strada di accesso e a questo penserà il Comune di Cantagallo. È stato lo stesso Comune ad acquistare il borgo di Mezzana dalla Regione ed è stato l’attuale sindaco Guglielmo Bongiorno, quattro anni fa, a proporlo ai Ricostruttori per 250.000 euro, la stessa cifra che poi è stata nuovamente girata alla Regione. Ne servirà un decimo, calcola Bongiorno, cioè 25.000 euro, per sistemare la strada in modo che diventi praticabile per le auto normali, e in futuro per le ambulanze.

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Il sindaco ha lavorato di fantasia, com’è indispensabile nei piccoli comuni come Cantagallo, e la strada verrà rifatta coi soldi della Regione perché, passato il borgo, c’è un lago che viene usato per spegnere gli incendi e c’è bisogno di renderlo accessibile. Resterà una strada bianca, com’è giusto che sia in questo contesto bucolico e come prevedono i vincoli paesaggistici, ma sarà praticabile. Poi se ci sarà l’occasione verranno chieste altre risorse alla Regione per gli interventi strutturali. Una volta rimesso in piedi il borgo, Mezzana accoglierà un hospice e una serie di abitazioni dove vivranno i membri della comunità dei Ricostruttori. Ci sarà posto anche per i familiari dei malati e le ultime settimane o gli ultimi mesi della vita di chi sta per andarsene saranno accompagnati sì dagli antidolorifici ma anche dalla spiritualità, una medicina dell’anima che per i ricostruttori è utile almeno quanto la morfina.

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