Sicurezza
Il marito non si tira indietro «Rimango accanto a lei»
Slitta a settembre il processo a carico della trentunenne accusata di violenza nei confronti di un ragazzo dal quale ha avuto un figlio: è cambiato il collegio
prato. «Non approvo alcune cose fatte da mia moglie, ma le rimango accanto». Sono passati quasi quattro mesi da quando la vita di quest’uomo, fermo davanti ai microfoni come un plotone di esecuzione, è stata sconvolta dall’inchiesta che lo vede indagato insieme alla moglie per il bambino nato dalla relazione della donna con un ragazzo che all’epoca dei fatti, secondo la Procura, non aveva ancora compiuto 14 anni. Ma nonostante tutto lui non cede. Ci ha messo la faccia fin dal primo giorno e continua a mettercela ora che la moglie, anche se volesse, non potrebbe parlare. E infatti se ne sta in disparte mentre il marito risponde alle domande insieme all’avvocato Mattia Alfano, prima di essere inseguito fino alla macchina.
È iniziato ieri ed è stato subito rinviato al 23 settembre il processo a carico dell’operatrice socio-sanitaria di 31 anni accusata di atti sessuali con minore e violenza per induzione nei confronti del ragazzino che si è costituto parte civile. Lo slittamento del processo è dovuto al cambio del collegio giudicante. Anziché quello presieduto da Francesco Gratteri, già gravato da un ruolo particolarmente fitto, se ne occuperà un collegio di nuova costituzione presieduto da Daniela Migliorati, che ha già fissato altre quattro udienze, due a ottobre e due a novembre. Segno che il processo avrà tempi molto rapidi e potrebbe concludersi prima di Natale. Dipenderà anche dalla disponibilità della difesa a consentire l’utilizzo degli atti d’indagine già nel fascicolo.
Ieri la coppia si è presentata puntuale in Tribunale insieme a uno dei due difensori (l’altro è Massimo Nistri) e l’udienza è durata meno di mezz’ora, giusto il tempo di comunicare il cambio del collegio e le successive udienze. I giornalisti sono stati tenuti alla larga, come in altre occasioni, e hanno atteso gli imputati e il difensore all’ingresso del Tribunale.
Rispondendo ai cronisti che gli chiedevano se si fosse sentito tirare in causa ingiustamente, il marito, che deve rispondere dell’accusa di alterazione di stato per aver riconosciuto la paternità del figlio nato dalla relazione clandestina pur sapendo, secondo la Procura, che era suo, ha risposto: «Sinceramente sì, lo avevo già detto in precedenza».
A spiegare che il processo era stato assegnato a una nuova sezione è stato l’avvocato Alfano. «Sono già state calendarizzate tutte le udienze che saranno due ottobre e due a novembre» ha detto. Alfano ha inoltre ricordato che la difesa aveva chiesto che la trentunenne, agli arresti domiciliari dal 27 marzo, tornasse in libertà, richiesta «che è stata rigettata», motivo per cui è stato fatto ricorso «al Tribunale della libertà: penso che verrà fissata l’udienza prima della fine dell'estate. Abbiamo pronta una istanza per proseguire il percorso terapeutico che la signora sta già intraprendendo. La depositeremo ora in cancelleria».
Il Tribunale ha responto la seconda istanza per la revoca degli arresti domiciliari sulla base del fatto che la donna ha avuto pochi incontri con lo psichiatra e le esigenze cautelari non sono cambiate dallo scorso 27 marzo. —
Paolo Nencioni
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