Cattedrale gremita per l’abbraccio di Prato al nuovo vescovo Nerbini
A Fiesole un giorno speciale perché il vicario generale della diocesi ha ricevuto la consacrazione episcopale davanti a centinaia di fedeli
FIESOLE. È un caldissimo pomeriggio dell’ultima domenica di giugno. A Fiesole è un giorno di festa, perché il vicario generale della diocesi, Giovanni Nerbini, riceve la consacrazione episcopale. È una messa solenne quella celebrata nella cattedrale di San Romolo e presieduta dall’arcivescovo metropolita di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori. La processione per arrivare in cattedrale parte dal vicino seminario sfidando un sole cocente. La chiesa è gremita come non mai: ci sono i fiesolani che si sono raccolti intorno al loro don Giovanni. Ci sono i parrocchiani dei paesi dove il vescovo Nerbini ha svolto il suo ministero sacerdotale e ci sono anche numerosi fedeli pratesi che non sono voluti mancare all’importante appuntamento. Sorride, monsignor Nerbini quando passa dalla navata centrale. Sicuramente in cuor suo è emozionato ma anche felice. Si siede in mezzo al vicario generale della diocesi di Prato Nedo Mannucci e al cancelliere vescovile di Prato don Daniele Scaccini. A quest’ultimo tocca il compito di leggere la nomina a vescovo di Nerbini firmata da Papa Francesco. Il celebrante è il cardinale Betori, insieme a lui concelebrano 21 vescovi e tre abati. E tocca a Betori l’omelia dove sottolinea più volte il ruolo del vescovo come pastore. «Caro don Giovanni – dice il cardinale – nell’affidarti il ministero episcopale il Signore ti chiede un’offerta totale di te stesso, nel legame sponsale che d’ora in poi ti legherà alla Chiesa di Prato per il servizio al Vangelo tra la gente di quel territorio. Torno ancora alle parole di Papa Francesco a Firenze – continua Betori – quelle rivolte specificamente ai vescovi, ai quali il Papa chiede di essere pastori. Niente di più: pastori». Il cardinale sottolinea, inoltre, come deve restare lontano l’immagine dell’episcopato come un avanzamento di grado. «Don Giovanni – dice il cardinale – non è stato promosso all’episcopato come purtroppo a volte si sente dire anche nel linguaggio ecclesiastico ma attraverso la voce del Papa egli è stato chiamato, chiamato dal Signore, perché divenga immagine di lui, pastore della Chiesa». Poi ecco che iniziano i riti dell’ordinazione episcopale. Prima gli impegni dell’eletto, poi Nerbini si prostra a terra mentre vengono cantate le litanie dei santi, quindi le imposizioni delle mani sul capo del nuovo vescovo da parte di Betori e dei vescovi concelebranti, quindi due diaconi mettono il Vangelo aperto come se fosse un tetto sulla testa di Nerbini. Ecco poi l’unzione crismale sul capo del neo vescovo, la consegna dei libro dei Vangeli. Betori mette l’anello a Nerbini all’anulare della mano destra, gli viene appoggiato sul capo lo zucchetto paonazzo e poi Betori gli mette la mitria e gli dona il pastorale. Quindi il neo vescovo viene fatto sedere sulla cattedra. È visibilmente commosso il nuovo vescovo e dalla chiesa si leva un lungo applauso. Poi monsignor Nerbini si alza dalla cattedra e Betori scherza: «La sedia la riprendo io – dice – a monsignor Nerbini spetta quella di Prato». Infatti, Nerbini prenderà possesso della cattedra del duomo di Santo Stefano il 7 settembre prossimo. –
Azelio Biagioni
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