Il Tirreno

Prato

far west produttivo 

Toglie i sigilli e continua a lavorare: arrestato imprenditore cinese

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prato. Hanno usato la mano pesante i carabinieri e la polizia municipale nei confronti del titolare cinese della stamperia Multistampa, con sede in via Cava 65, che è stato arrestato all'esito di un controllo nell'azienda.

Le irregolarità accertate, infatti, erano così tante e così varie che una denuncia non è stata ritenuta sufficiente. Per questo il trentacinquenne cinese è stato portato nel carcere della Dogaia e il capannone è stato sequestrato.

Dei 18 operai cinesi trovati al lavoro nella stamperia di via Cava, nessuno aveva un regolare contratto di lavoro e ben 13 sono risultati clandestini. Hanno provato a scappare anche dal tetto, ma la Squadra interforze, di cui faceva parte anche la polizia, aveva bloccato tutte le vie di fuga.

Dopo le proteste dei residenti per i cattivi odori provenienti dalla fabbrica, la stamperia era già stata controllata nel 2018 dalla polizia municipale e dall'Arpat, che avevano contestato diverse irregolarità e sigillato alcuni macchinari. La Regione aveva poi inviato una diffida e lo scorso 20 giugno aveva revocato l'Autorizzazione unica ambientale della ditta.

Il titolare però se n'è infischiato, spiega la polizia. L'azienda ha continuato a lavorare senza l'autorizzazione e sono stati manomessi i sigilli che erano stati apposti dall'Arpat al sistema di abbattimento dei fumi a servizio della ramosa e delle due linee di stampa. La conseguenza è che la fabbrica ha emesso fumi nocivi e maleodoranti.

Nel corso del controllo all’azienda di via Cava è stata contestata anche la gestione illecita dei rifiuti aziendali, con due depositi incontrollati di rifiuti pericolosi e non pericolosi nel piazzale e sul retro dell'azienda (qui, sotto la vegetazione, è stato trovato un ammasso di pelurie derivanti dalla dismissione di un macchinario).

All'interno del capannone la zona mensa era a diretto contatto con quella dove erano custodite le materie chimiche. Oltre alla sospensione dell'attività è dunque scattato il sequestro preventivo dell'immobile e il titolare è stato arrestato per l'impiego della manodopera clandestina. Uno dei suoi operai lo ha seguito in carcere perché si è scoperto che era destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Verona. Un altro è stato denunciato perché ha fornito un nome falso a chi lo stava controllando. —

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