Italia
Plastica e stracci in Cina e Tunisia azzerato il processo
prato. Riparte quasi da zero il procedimento penale che vede indagate 98 persone (74 italiani, 22 cinesi, un giordano e uno sloveno) e 61 società con sede a Prato, Montemurlo, in Veneto e in Campania accusate di non aver rispettato le regole dell’Italia, dell’Unione europea e dei paesi esteri in materia di spedizioni di rifiuti non pericolosi, realizzando un cospicuo guadagno. Si tratta dell’inchiesta del sostituto procuratore della Procura antimafia Angela Pietroiusti su centinaia di container pieni di rifiuti plastici partiti dal 2009 in poi dai porti di Livorno e Genova (ma anche Palermo e La Spezia) alla volta dei porti cinesi. Per spedire quei container con migliaia di tonnellate di plastica, sostiene la Procura, servivano controlli e permessi che non sono stati chiesti. Nel caso degli stracci e degli indumenti usati destinati alla Tunisia la Procura contesta la mancanza di certificazioni sull’abbattimento della carica batterica e di altri permessi.
Ma all’udienza di ieri il gup Pezzuti di Firenze ha accolto numerose eccezioni presentate dagli avvocati Federico Febbo e Costanza Malerba sulle notifiche e ha dichiarato la nullità dell’avviso di chiusura indagini rimandando gli atti al pubblico ministero. I tempi dunque si allungano, e non di poco. —
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