Sicurezza
L’EDICOLANTE PREMUROSO E IL MINISTRO DISTRATTO
AGrignano c’è un edicolante di 80 anni che dal 2007 si prende cura di un tiglio piantato dal Comune e di un’aiuola senza che nessuno glielo abbia mai chiesto. A Mezzana c’è un Tribunale che chiude perché fa troppo caldo. Sono le due facce, privata e pubblica, di una città che quando serve si rimbocca le maniche ma ogni tanto cade in balìa di agenti esterni. Non tanto del caldo, in questo caso, ma di uno Stato assente, distratto, eufemisticamente impegnato a fare altro.
Il volto virtuoso del privato è quello di Alberto Trastulli, classe 1939, che si ostina a vendere giornali nella sua edicola di via Roma ma trova anche il tempo di curare il tiglio del Comune (la storia la potete leggere due pagine più avanti). Alla distrazione di Stato, invece, possiamo dare il volto di Alfonso Bonafede, ministro grillino della Giustizia. Che giovedì, mentre il presidente del Tribunale di Prato ordinava lo sgombero degli uffici, ha ricordato ai parenti delle vittime della strage di Ustica che quella è stata «una delle pagine più buie e tragiche della nostra storia» (verissimo, per carità, ma sono passati 39 anni e, come dire, si sapeva). E ieri, anziché dare una mossa a qualche burocrate che da mesi non risponde alle sollecitazioni dei giudici pratesi, si è detto «particolarmente orgoglioso dell’impegno del MoVimento 5 Stelle affinché Firenze possa fregiarsi del titolo “già capitale d'Italia”».
Oggi pomeriggio è annunciata la sua presenza alla commemorazione per il decennale della strage di Viareggio e chissà che nel tragitto da Roma a Firenze alla Versilia non decida di fermarsi a Prato per toccare con mano (servirebbero le presine, vista la temperatura) la situazione in cui versa il Palazzo di giustizia. Se è cotto a puntino o se ha bisogno di un’altra passata in forno.
Bonafede può consolarsi, al ribasso. Prima di lui, nei suoi 32 anni di vita, il Tribunale che ne dimostra cinquanta ha visto passare tanti altri ministri della Giustizia, che un tempo erano anche di Grazia a prescindere dal portamento, con identici e scarsi risultati.
Non era ancora ministro, Bonafede, quando si ruppe l’ultimo dei quattro ascensori del Tribunale e ci vollero 120 (centoventi) giorni per ripararlo. Lo aggiustarono proprio mentre lui saliva al Colle, e non fu merito suo. Ma se invece di salire al Colle, gli fosse toccato di salire a un terzo piano in qualità di amministratore di condominio e avesse detto agli inquilini che servono quattro mesi per riparare un ascensore, il giorno dopo avrebbe amministrato un altro condominio.
Con lo Stato distratto, invece, non funziona così. Non è mai colpa di nessuno. C’è sempre un intoppo che non dipende dalla volontà del singolo funzionario o del singolo ministro. E se proprio ci si trova alle strette si può sempre buttare la palla in tribuna dicendo che mancano i soldi. Nel caso del Tribunale di Prato qualche soldo invece ci sarebbe, ma non si riesce nemmeno a spenderlo. E contro il caldo si fa la danza della pioggia. —
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