Il Tirreno

Prato

Il bilancio delle fiamme gialle 

Contrabbando di tessuti dalla Cina Costretto a pagare il titolare occulto

Paolo Nencioni
Contrabbando di tessuti dalla Cina Costretto a pagare il titolare occulto

Si celava dietro i prestanome accusati di aver nascosto 100 milioni al fisco: accordo con l’Agenzia delle entrate

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prato. Ammonta a 386 milioni di euro la base imponibile sottratta alle tasse e scoperta dalla guardia di finanza nel periodo compreso tra il gennaio 2019 e lo scorso mese di maggio.

Il bilancio degli ultimi 17 mesi di attività è stato tracciato dal comando provinciale delle Fiamme gialle in occasione del 245° anniversario della fondazione del corpo.

L’altro numero che colpisce nel bilancio della Finanza è 109: tanti sono i contribuenti che non contribuiscono, cioè gli evasori totali, completamente sconosciuti al fisco.

Alla cifra di 386 milioni sottratti a tassazione le Fiamme gialle sono arrivate grazie a 541 interventi eseguiti dal gennaio 2018. Sono 61 i soggetti denunciati per reati fiscali come l’omessa o la falsa dichiarazione.

Ma l’operazione che verrà ricordata in questi ultimi mesi è certamente quella condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria (l’ex Nucleo di polizia tributaria) nei confronti di tre società a gestione cinese collegate tra loro, la K-tex (Macrolotto), la Gi-tex di via Fonda di Mezzana e la In-tex di via Gora del Pero, un’operazione iniziata nell’autunno del 2017 e che ha portato al sequestro di 10 milioni di metri lineari di tessuto importato dalla Cina. La Finanza ha calcolato che in questo solo affare sono stati occultati al fisco ricavi per 100 milioni di euro ed è stata evasa l’Iva per 22 milioni e l’Irap per 3 milioni.

L’inchiesta penale condotta dal sostituto procuratore Lorenzo Boscagli ha contestato le accuse di contrabbando e vari reati fiscali ai prestanome, ma ben presto la guardia di finanza è risalita al titolari di fatto delle aziende, anche perché le norme anti-riciclaggio impongono ai professionisti l’obbligo giuridico di identificare il titolare di fatto di un’attività (e i commercialisti quasi sempre sanno benissimo chi c’è dietro alla testa di legno). Una volta messo di fronte alle proprie responsabilità, il titolare di fatto, assistito dagli avvocati Costanza Malerba e Federico Febbo, ha aperto una trattativa con l’Agenzia delle entrate, che si è conclusa con un accordo per il pagamento, a rate, di quanto dovuto. Né la Finanza né i legali dell’imprenditore cinese scendono nel dettaglio delle cifre, ma si parla di diversi milioni di euro.

Nel frattempo 800 tonnellate di tessuti sequestrati in questa operazione sono stati venduti nel settembre dell’anno scorso per 3 milioni di euro (una vendita che suscitò le perplessità di Confindustria, visto che il prezzo era molto basso rispetto a quello di mercato). Resta in piedi il procedimento penale, che non si è ancora concluso.

Ora il modello sperimentato nel caso dei tessuti importati di contrabbando dalla Cina verrà applicato a tanti casi simili (o è in fasi di applicazione) si spera con gli stessi risultati economici. È il sequestro per equivalente che fa paura agli importatori senza scrupoli, che preferiscono pagare anziché perdere tutto.

Nel bilancio della Finanza c’è anche l’attività di contrasto al lavoro nero: sono stati individuati 28 datori di lavoro che hanno fatto ricorso complessivamente a 141 lavoratori in nero o irregolari.

Sono 84 gli interventi sui furbetti del ticket, quelli che usufruiscono di prestazioni agevolate dichiarando di guadagnare meno di quello che guadagnano in realtà.

Nel settore del contrasto alla criminalità economico-finanziaria sono stati fatti 8 accertamenti patrimoniali e proposti sequestri per oltre 11 milioni di euro (già confiscati 2,5 milioni), mentre nell’anti-riciclaggio sono state sviluppate 315 segnalazioni di operazioni sospette per un toltale 7,5 milioni di violazioni amministrative e valutarie. —

Paolo Nencioni

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