Sicurezza
Wong tende una mano ai pachistani: un incontro per capirsi
prato. Sui social network lo tirano spesso in ballo, talvolta a sproposito. Ci sono gli scontri sanguinosi fuori dall’azienda Gruccia Creations, c’è lo sciopero fuori dalla ditta a conduzione orientale che ieri pomeriggio si è spostato in piazza del Comune.
«E il consigliere Wong che fa?». Molti cittadini pratesi se lo chiedono. Premessa doverosa: Marco Wong è neo consigliere comunale appena eletto nella lista civica “Biffoni19” e non ha certo la bacchetta magica per risolvere controversie di natura sindacale oppure combattere lo sfruttamento dei diritti dei lavoratori. Né Wong ha ricevuto dal sindaco Matteo Biffoni deleghe specifiche per gestire i rapporti con le comunità straniere, almeno fino a questo momento. Ma dai palazzi delle istituzioni sicuramente il presidente onorario di Associna, l’imprenditore con la laurea di ingegneria in tasca conseguita al Politecnico di Milano, proverà a fare qualcosa e a dare un suo contributo. Le sue parole d’ordine sono: dialogo e confronto. «Al di là delle responsabilità che verranno accertate in opportuna sede, è evidente che siamo di fronte a un problema da affrontare anche per evitare che degeneri in un conflitto “etnico”. Attraverso il mio ruolo di consigliere comunale, si possono prendere iniziative tese a ridurre questo tipo di conflittualità. Per questo, attraverso i canali istituzionali ufficiali, sto cercando di prendere contatto con i referenti della comunità pachistana per organizzare un incontro». Riferimenti che non mancano di certo agli uffici dell’assessorato all’immigrazione in via Roma: in questa fase peraltro è in atto un passaggio di consegne fra l’ex vicesindaco Simone Faggi e il nuovo assessore Simone Mangani, con duplice delega alla cultura e cittadinanza. «Corriamo il rischio di una stereotipizzazione e generalizzazione del giudizio rispetto a due comunità – fa notare Marco Wong – Da una parte, potrebbe diffondersi l’idea che agli occhi dei pachistani gli imprenditori cinesi siano tutti degli sfruttatori che calpestano i diritti umani e, dall’altra parte, che agli occhi degli imprenditori cinesi la manodopera pachistana porti solo complicazioni e problemi nel lavoro. Occorre intervenire prima possibile». — M.L.
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