Il Tirreno

Prato

Decine di pachistani scendono in piazza, nel mirino c’è anche un’azienda italiana

Maria Lardara
La protesta dei pakistani con lo striscione: "Qui ci sono due razze: sfruttati e sfruttatori"
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La protesta dei pakistani con lo striscione: "Qui ci sono due razze: sfruttati e sfruttatori"

Allo sciopero provinciale indetto dal Sì Cobas aderiscono i dipendenti di diverse ditte cinesi e della Tintogroup di Seano. Aggravato il foglio di via della Questura ai sindacalisti

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PRATO.I cancelli della Tintogroup di Seano li hanno lasciati sguarniti per un giorno, giusto il tempo di andare a prestare manforte ai colleghi della Gruccia Creations. Anche loro in sciopero, a Prato. Diversa è la rivendicazione: gli operai della tintoria di Seano lamentano un paio di stipendi arretrati, quelli della Gruccia Creations chiedono la regolarizzazione in quanto lavorano “a nero”. La prima è un’azienda italiana, la seconda è a conduzione orientale. L’onda lunga operaia dei Sì Cobas irrompe in questo primo scorcio d’estate che si preannuncia “caldo” per le lotte nel distretto tessile. Pachistani, cinesi, pratesi: non è questione di etnie. «Qui ci sono due razze: sfruttati e sfruttatori».

Recitava così lo striscione dei Sì Cobas con cui almeno 150 operai si sono spostati lungo il tratto di strada che porta dagli uffici del sindacato – in via Milano al Soccorso - alla sede della Gruccia Creations in via dello Sprone. E in quei quindici minuti a piedi sono scesi per strada anche i trenta lavoratori pachistani e indiani della Tintogroup di Seano, in sciopero da almeno una settimana.

QUI GRUCCIA CREATIONS

«Fate bene a scioperare. Quarant’anni fa lavoravo anch’io in una ditta tessile: quando arrivavano i controlli, i titolari mi nascondevano nelle casse dei filati». Corsi e ricorsi della storia della Prato tessile nella testimonianza di solidarietà di un’anziana pratese che, ieri mattina, s’è avvicinata a un drappello dei Sì Cobas lungo il tragitto.
Lo sciopero ha chiamato a raccolta le maestranze della Tintoria DL, Tintoria Fada, Gm Industry, cooperativa Tutto servizi, Tintogroup, Stamperia Rosso e, ovviamente, Gruccia Creations: sono le aziende dove la rappresentanza del sindacato di base è forte.

Una partecipazione così massiccia ha messo in crisi la viabilità nella zona del Soccorso tanto che alcuni residenti hanno telefonato al Tirreno per lamentarsi della mancanza di agenti di polizia municipale in zona.
La vertenza dunque va avanti dopo gli scontri di mercoledì scorso in via dello Sprone. «Abbiamo chiesto un incontro al sindaco ma ancora non abbiamo avuto appuntamento», fa sapere Luca Toscano, responsabile dei Sì Cobas di Prato. Per lui lo sfruttamento non è una questione “di colore”. Perciò Toscano respinge al mittente le considerazioni del consigliere comunale Marco Wong che auspicava un confronto con i referenti della comunità pachistana. «Ci si dimentica che la maggioranza della forza lavoro che subisce questo sistema di sfruttamento nel distretto è cinese: è anche per il loro riscatto che il nostro sindacato lotta tutti i giorni. È la narrazione del conflitto “etnico” che è sbagliata. Non c'è nessuna "guerra" fra pachistani e cinesi». Ecco perché lo striscione di ieri parlava soltanto di due razze, riferendosi agli sfruttati e agli sfruttatori.

QUI TINTOGROUP

Che il sindacato non ne faccia una questione “di colore” lo dimostra la vertenza alla "italianissima" Tintogroup di Seano, dove le bandiere dei Sì Cobas sventolano ai cancelli della fabbrica da almeno una settimana, al grido “Il lavoro si paga”. Qui trenta operai pachistani e indiani – una quarantina sarebbero in tutti i dipendenti della Tintogroup – rivendicano gli stipendi di aprile e maggio. Hanno deciso così di incrociare le braccia e lo faranno finché non torneranno a riscuotere, mentre lo stop del lavoro rischia di mettere in difficoltà l’attività della tintoria di via Galilei.

«Mentre è in corso lo sciopero – racconta il sindacalista Luca Toscano - è stata pagata una mensilità, al momento siamo ancora indietro di due. Giustamente gli operai chiedono di essere pagati per il lavoro che svolgono. Tranne oggi (ieri, ndr), sono tutti i giorni in presidio». Il Tirreno ha provato ieri pomeriggio a contattare i vertici della Tintogroup per chiedere i motivi del ritardo nel pagamento degli stipendi: attraverso il suo studio legale, l’azienda non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Questa realtà attiva nel finissaggio dei prodotti tessili ha archiviato il 2017 - l’ultimo disponibile - con fatturato e utile d’esercizio in crescita.

Aggravato il foglio di via ai sindacalisti

Il foglio di via della Questura ce l’hanno da un mese e mezzo, con il divieto di mettere piede a Prato se non per svolgere attività sindacale. Ma da ieri i sindacalisti Luca Toscano e Sarah Caudiero (Sì Cobas) hanno un obbligo in più. «Ci è stato notificato un atto che aggrava il precedente foglio di via - racconta Toscano - Nelle comunicazioni con la Questura d'ora in poi dovremo specificare l'attività sindacale che facciamo e il luogo».

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