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cronaca

I cinesi danno la colpa agli scioperanti aggrediti

Valentina Huang, titolare della Gruccia Creations di via dello Sprone

Dopo il sanguinoso scontro davanti alla fabbrica di grucce di Grignano parla la titolare della ditta: "Hanno spintonato una bambina, abbiamo reagito"


21 giugno 2019 di Paolo Nencioni


PRATO. Mentre da più parti arrivano reazioni allarmate e scandalizzate per quanto accaduto mercoledì pomeriggio, 19 giugno, in via dello Sprone, dove un gruppo di operai pachistani in sciopero sono stati aggrediti da alcuni cinesi (alla fine si conteranno otto feriti), la titolare cinese dell’azienda coinvolta, Valentina Huang della Gruccia Creations, racconta un’altra storia. Ieri mattina, 20 giugno, la trentasettenne imprenditrice ci ha aperto il cancello senza insegne e ha esposto la sua versione dei fatti. I pachistani, dice, sono stati aggrediti perché alcuni cinesi hanno sentito piangere una ragazzina di 14 anni, nipote di Valentina e del marito Sebastiano Dong, e hanno accusato gli operai di averla spintonata.

Mercoledì pomeriggio il sindacalista Luca Toscano del Si Cobas aveva accennato al fatto che, durante il presidio davanti alla fabbrica di grucce, i cinesi avevano mandato fuori alcuni bambini per infastidire gli operai in sciopero, ma non erano state raccolte le provocazioni. «La bambina è stata operata alla testa quando aveva dieci anni - dice Valentina - e i genitori sono molto preoccupati che non le succeda niente. Per questo è successo quello che è successo». La Gruccia Creations ha iniziato la produzione di grucce meno di un anno fa e la titolare nega che gli operai (una dozzina, metà cinesi e metà pachistani) lavorino 12 ore al giorno senza riposo settimanale, come invece denunciano alcuni operai pachistani, che ieri pomeriggio sono tornati a manifestare, stavolta in piazza del Comune.

«Il fatto è che alcuni hanno voglia di lavorare, altri no» sostiene Valentina Huang. «Ci chiedono soldi, ma ora non li avranno» aggiunge il marito Sebastiano. Il Si Cobas ha fatto sapere mercoledì che il giorno prima era stato fissato un incontro dal commercialista per firmare un accordo, ma la proprietà cinese non si è presentata.
Le eventuali responsabilità nel sanguinoso scontro davanti al cancello della fabbrica saranno accertate dalla polizia, che ha acquisito le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza. Intanto ieri i titolari cinesi dell’azienda hanno dato mandato all’avvocato Nunzio Giudice di sporgere querela contro gli operai pachistani. Altre querele arriveranno probabilmente dagli operai contro i cinesi.

Le reazioni. Il presidente della Regione Enrico Rossi ha definito «intollerabile» quanto accaduto e ha chiesto punizioni esemplari se verranno accertate responsabilità. Massimiliano Brezzo, segretario della Filctem Cgil, ricordando che la vertenza tra i pachistani e l’azienda cinese va avanti da tre settimane, si chiede «come mai, in 20 giorni, non siano state verificate le condizioni denunciate intervenendo di conseguenza. Ancora una volta, in questo territorio, il lavoratore, anche il più debole e ricattabile, non può contare sugli organi di controllo ma deve trovare da solo la strada per farsi riconoscere i propri diritti». Diritti che per la consigliera regionale Pd Ilaria Bugetti «sono sacrosanti e universali, valgono sempre e dovunque. Coloro che chiedono legalità e rispetto dei diritti vanno ascoltati non malmenati». Il segretario della Federazione Pd Gabriele Bosi dice che «è urgente verificare le condizioni di lavoro in quell’azienda. Il rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori è inderogabile».

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