Sicurezza
Dodici anni al padre orco, sette anni alla madre complice
Dura condanna all'imputato accusato di aver violentato per anni la figlia senza che la moglie muovesse un dito. La ragazzina tentò il suicidio per sfuggire alla persecuzione e venne molestata anche in ospedale. Il fratello maggiore ora rischia l'accusa di falsa testimonianza
PRATO. Dodici anni al padre orco, sette anni alla madre complice, e il fratello dovrà rispondere di falsa testimonianza. Si fa fatica a chiamare famiglia quella nella quale fino al luglio di due anni fa ha vissuto una ragazza nata in Italia da genitori pachistani, ora quasi sedicenne, violentata per anni dal padre nell’indifferenza della madre e dei fratelli fin quando non tentò di liberarsi nell’unica maniera che le sembrava possibile: si buttò dalla finestra e rischiò di rimanere paralizzata per il resto della vita.
Oggi, 18 giugno, il processo ai genitori (lui di 54 anni, lei di 40) si è concluso davanti al Tribunale presieduto dal giudice Silvio De Luca con due pesanti condanne, un po’ più pesanti di quelle chieste dal pubblico ministero Laura Canovai al termine di una dura requisitoria (10 anni per il padre, 6 per la madre). Lo stesso pm ha chiesto la trasmissione in Procura degli atti dopo aver ascoltato la testimonianza del fratello maggiore della ragazza, che ha negato anche l’evidenza sotto gli occhi del padre imputato.
A rendere ancora più cruda la vicenda c'è un particolare. Stando al capo d'imputazione, il padre della ragazza avrebbe continuato a molestare sessualmente la figlia anche dopo il tentativo di suicidio, mentre la quattordicenne era ricoverata in ospedale.
I due imputati non potranno più chiamarsi genitori della ragazza. Il Tribunale infatti, come chiedeva la Procura, ha disposto la decadenza della potestà genitoriale e ha ordinato un risarcimento provvisionale di 30.000 euro a favore della parte lesa, che era assistita dall'avvocato Barbara Mercuri, mentre gli imputati erano difesi da Pamela Bonaiuti e Sara Mazzoncini.
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