Gioco
Biffoni, la gioia dopo la grande paura «Ci hanno capito, ora ripartiamo»
La festa al comitato elettorale esplode ben prima della mezzanotte e poi tutti all’assalto del palazzo comunale
prato. Più che una conferma, sembra una riconquista. La gioia dei sostenitori di Matteo Biffoni, vincente al ballottaggio col 56,1% sullo sfidante Daniele Spada fermo al 43,9%, esplode ben prima della mezzanotte al comitato elettorale di via Garibaldi, quando si capisce che il 65 a 35 della sezione 113 di Maliseti, la prima a dare i risultati dopo appena un quarto d’ora dalla chiusura del seggio, non è un fuoco di paglia, ma una marcia trionfale.
E la marcia vera parte quasi subito. Arriva il sindaco confermato, lo acclamano, gli applausi si sentono anche dal Metastasio, e lo slogan è immediato: “Tutti in Comune”, con l’ampia falcata di Biffoni che distanzia anche gli aficionados mentre continua a ripetere «bella roba, ragazzi», sudato, con la camicia bianca ridotta a uno straccio, sbaciucchiato e stritolato dagli abbracci dei più entusiasti.
«Sì, me l’aspettavo - confessa a caldo col fiato grosso mentre lo incalzano - In questi mesi sono andato in giro per la città e ho sentito il clima. Ho capito che siamo stati capiti per quello che abbiamo fatto e quello che vogliamo fare». Eppure i risultati del 26 maggio, col tentativo di spallata di Matteo Salvini, la Lega primo partito alle Europee anche a Prato (anche se molto ridimensionata nel voto comunale) hanno messo molta paura ai sostenitori di Biffoni. E forse è anche per questo che la vittoria oltre ogni più rosea previsione scatena la marcia sul Comune lungo via Garibaldi e corso Mazzoni. Non si accontentano di fermarsi sotto la statua del Datini. Salgono le scale, invadono il salone consiliare, sembra l’assalto al Palazzo d’Inverno che era già loro ma che hanno temuto di dover cedere ai barbari, a quelli «venuti da fuori» come ha detto mercoledì lo stesso Biffoni proprio qui, accanto a quella statua. Biffoni dedica qualche minuto alla diretta organizzata da TvPrato e poi si affaccia alla finestra per salutare quelli che lo aspettano sotto.
«Questa città non ha voglia di essere raccontata in un certo modo» scandisce riferendosi a chi ha descritto Prato come la sentina di tutti i vizi, un posto dove è diventato impossibile vivere. «Ora ci aspettano altri cinque anni di lavoro, anche più duro di quello che abbiamo fatto finora». Da oggi si torna ad affrontare la realtà e i problemi della terza città del centro Italia, ma stanotte no, stanotte è dedicata solo alla festa, quasi una Liberazione. —
Paolo Nencioni
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