Il Tirreno

Prato

Salvini: «Il treno passa domenica, chi non sceglie non si lamenti»

Paolo Nencioni
Salvini: «Il treno passa domenica, chi non sceglie non si lamenti»

E al sindaco: «Protesti perché parla uno venuto da fuori, se tu avessi governato bene ora io non sarei qui...»

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prato. «Mi dicono che il sindaco si lamenta perché viene a parlare uno da fuori. Caro amico, se tu avessi governato bene avresti vinto al primo turno e ora io non sarei qui».

Quello «venuto da fuori» è Matteo Salvini, il segretario della Lega che ieri sera ha risposto così durante il comizio a favore del candidato sindaco del centrodestra Daniele Spada in piazza delle Carceri alla sferzata arrivata 24 ore prima da Matteo Biffoni nel suo appello agli elettori di centrosinistra da piazza del Comune.

La Lega ha scommesso di riempire una piazza più grande per dare un segno di forza. Una scommessa vinta a metà perché la piazza, nonostante le riduzioni delle transenne, non era proprio piena. I confronti sono difficili tra due luoghi diversi, ma l’impressione è che ci sia stata un po’ meno gente rispetto a mercoledì sera.

La stessa Marilena Garnier, alla guida di una delle liste che appoggiano Spada al ballottaggio, ha confessato dal palco che avrebbe voluto vedere più gente: «Qualcuno ha ancora paura a uscire dal guscio...».

Chi c’era però si è divertito ad ascoltare il Capitano. Intorno a lui sono tutti comprimari, dalla commissaria regionale Susanna Ceccardi allo stesso candidato Spada, che è stato preceduto sul palco dalle “vecchie glorie” del centrodestra pratese: a sorpresa l’ex sindaco Roberto Cenni (che ha rinfacciato a Biffoni le scelte su Peretola e ospedale), Aldo Milone, Emilio Paradiso. E da una possibile new entry, il deputato ex Forza Italia Giorgio Silli (ora gruppo misto) che però nega di volersi imbarcare col capitano e per ora sta con Toti.

Aspettando Salvini, Spada ha battuto sul tasto della città lasciata a se stessa, ma anche sul tema del lavoro, con un tocco autobiografico: «Sei anni fa ho perso il lavoro dalla mattina alla sera e so che qui in piazza c’è qualcuno nelle stesse condizioni. Vi capisco, so che cosa significa avere due figli piccoli e un mutuo da pagare. Sono uno di voi, riprendiamoci Prato».

Prima di andare in scena, parlando col Tirreno, Salvini ha liquidato con due parole il caso del giorno, quel suo annuncio avventato sui dieci cinesi arrestati che poi si sono rivelati tre, mettendo a rischio il rintraccio degli altri sette: «A me interessano solo i risultati e ringrazio di nuovo i carabinieri per quello che hanno fatto».

Il ministro dell’Interno sale sul palco alle 21.30 mentre Daniele Spada se la prende col sindaco («parla di amore e non ama la città»). Lo accolgono le note di “Nessun dorma”, auspicio di un’alba vincente, lunedì, e in piazza tante magliette bianche e fucsia: “Spada sindaco, ora o mai più”. La butta subito sul calcio. «Al ballottaggio si riparte dallo 0-0. Ogni voto conta. Convincete chi non vuole andare a votare domenica, scaldate le teste e i cuori, perché vi dico che il treno passa domenica e chi non sceglie poi non si lamenti».

Ce n’è ovviamente anche per gli avversari: «Li vedo un po’ preoccupatini, qualcuno sta preparando gli scatoloni, aiutiamoli». E una promessa che è anche un avvertimento: «Poliziotti e telecamere arriveranno comunque, ma certo è più semplice lavorare con un sindaco che applica le leggi anziché con uno che le complica».

E un accenno alle turbolenze intergovernative: «Oggi sono stato un’ora insieme all’amico Di Maio e vi prometto che farò di tutto per andare avanti con questo governo che è l’unico che può cambiare le cose in Italia».

Il monologo dura un po’ meno di quello del 4 maggio perché alle 21,55 c’è il collegamento con la trasmissione di Paolo Del Debbio su Rete 4, ma Salvini promette che poi tornerà sul palco per il rito delle foto: un selfie non si nega a nessuno. —

Paolo Nencioni

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