Il Tirreno

Prato

L’INTERVISTA 

Biffoni: «La Prato del futuro dovrà offrire più opportunità: dai bambini agli anziani»

Giovanni Ciattini

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MATTEO BIFFONI

PRATO. Matteo Biffoni, 45 anni, avvocato, eletto deputato del Pd nel 2013, sindaco di Prato dal 2014 al 2019. Padre di Stefano di 5 anni ed Edoardo di 3, compagno di Lucia Corsetti. Biffoni è in corsa per il ballottaggio del 9 giugno.

L’accusa più ricorrente del suo sfidante Daniele Spada è che in questi cinque anni l’amministrazione comunale è stata “inconcludente”.

«No, è un argomento che usano quanto non hanno nulla da dire. Il cantiere del Soccorso per il sottopasso c’è, ma ora finalmente è stata affidata la demolizione della vicina rifinizione per realizzare la complanare. Tra quindici giorni vedranno gli operai al lavoro. La palazzina del nuovo ospedale? È vero, non c’è. Ma vogliamo andare a vedere i trenta giardini che sono stati sistemati? O la scuola Don Bosco e la palestra di Maliseti che da 30 anni attendevano di essere realizzate ed ora sono pronte? Vogliamo andare a vedere le scuole del viale Montegrappa che saranno praticamente finite? O i lavori in corso nella scuola di Pacciana o i cantieri che stanno per partire alla Zenith o alle piscine? Sono le grandi opere quelle che cambiano il volto della città, ma perché funziona così. Ma quanto ci hanno messo a Firenze per realizzare le tramvie? Ci vuole tempo. Ci vogliono anni. Chi viene qui in Comune vede che tutto è in itinere: è tutto finanziato, è tutto pronto. Sono già pronti i progetti per l’abbattimento del vecchio ospedale perché non è stato avviato a causa della burocrazia che si è messa di mezzo. E questo vale anche per la palazzina del nuovo ospedale progettata e finanziata che ospiterà il polo oncologico del dottor Di Leo. L’Anas ci ha scritto pochi giorni fa per il sottopasso del Soccorso: “Siamo in fase esecutiva ed abbiamo tutti i soldi a disposizione per eseguire l’intervento”. Siamo in campagna elettorale, tutti possono dire tutto ma la realtà delle cose è un’altra. Ma in questo Paese per opere di questo genere non bastano dieci anni. Quando sento parlare del sovrappasso bisogna ricordare che quei soldi non ci sono mai stati. Per trovare quei 35 milioni per costruire il sottopasso abbiamo fatto fatica e ci siamo riusciti».

Come si immagina la Prato dove nascono e cresceranno i bambini di oggi?

«Non mi interessa dove questa persona è nata o da dove proviene. Se tu sia nato a Iolo, Tobbiana, Figline, Dakar, Timbuctù o Pechino. Mi interessa molto il futuro di queste persone e dei loro figli: vorrei che la loro energia venisse incanalata nella crescita di questa città. Ci vogliono regole? Certo, ci vogliono. Diamo per scontato che devono essere rispettati codici penali, civili o regolamenti comunali. Ci mancherebbe altro. Io vorrei poter dare a tutti l’opportunità di considerare questa città la sua casa. E qui fare lo sforzo di far crescere la propria famiglia. Perché 48 milioni sono stati stanziati e 17 sono già stati spesi per l’edilizia scolastica? Perché voglio fare entrare le scuole nei quartieri? Perché nelle nostre scuole c’è il mondo. Non ci devono essere genitori di bambini cinesi, pakistani o marocchini, ma genitori della quarta C o della quinta B. Dare a tutti gli strumenti per fare vivere le scuole anche di giorno: organizzando eventi, giornalini, recite. Per tutti a offrire opportunità di vivere pienamente la città. I bambini chiedono piste ciclabili, il pedibus, giardini curati. Vorrebbero playground dovunque o i Giocagiò».

Che cosa significa la parola sicurezza per i bambini?

«Significa attraversare la strada senza paura di essere investiti da un’auto. O di vivere in una città dove c’è inquinamento. O strade piene di buche. Ma il tema della sicurezza è vero per tutti. Da chi la sera chiude il negozio o di chi porta nel giardino il proprio cane. La gente deve vivere la città stando a proprio agio. Tranquilla. Abbiamo raddoppiato le telecamere: da 70 che abbiamo trovato alle 140 che lasciamo. Abbiamo cambiato cinquemila punti luce. Abbiamo fatto i daspo urbani per chi era diventato molesto. Stiamo scrivendo in Prefettura i patti di controllo di vicinato. Abbiamo riqualificato zone del centro, come il Serraglio, o le periferie. Abbiamo amplificato le potenzialità della Polizia municipale, ma poi ci vogliono polizia e carabinieri».

Come può venire incontro l’amministrazione comunale ad una delle fasce più deboli: gli anziani?

«Il sostegno economico alle persone disagiate c’è ed è importante. La mia ossessione è la solitudine. Persone che vivono da soli senza che nessuno se ne accorga. E muore nel silenzio e nell’indifferenza. In una città come la nostra questo non può accadere. Ci sono anziani che hanno ancora tanto da dare. Tanta energia da mettere a disposizione per la collettività: l’esperienza del condomino solidale, il coinvolgimento nel volontariato. Bisogna stanarli e portarli fuori dalle case. L’esperienza di un “pasto per te” è confortante. Chi riceveva aiuto oggi è disponibile ad aiutare gli altri e a servire a tavola. Ora è un volontario di un circolo che ha nuovi amici».

L’eventualità dell’ingresso dei due nuovi consiglieri di origine cinese, Marco Wong e Teresa Lin sui social non è stata accolta in modo positiva.

«Queste due persone saranno una ricchezza per Prato se saranno bravi consiglieri. Marco Wong, 50 anni, ingegnere elettronico, che ha parla quattro lingue, Teresa Lin, nata a Firenze, cresciuta a Prato e che ha studiato negli Stati Uniti, hanno scommesso il loro futuro qui: per me sono cittadini di Prato» –

Giovanni Ciattini



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