Il Tirreno

Prato

Azienda dopo azienda Spada ascolta le richieste di titolari e dipendenti

Maria Lardara
Azienda dopo azienda Spada ascolta le richieste di titolari e dipendenti

Il candidato del centrodestra ha fatto il babbo accompagnando i figli a scuola, poi un confronto televisivo alla Rai e infine spazio al tessile  

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PRATO. «La prima volta ho votato te, Aldo. La seconda voterò te, Daniele». Apparentamento o non apparentamento, il ragazzo sul muletto che lavora alla Stamperia Fiorentina ha le idee molto chiare sul nome da scegliere nell’urna del ballottaggio. Pennellate di colore regnano nel quartiere generale di via Gora del Pero 76. Nemmeno a farlo apposta. “Rivoluzione fucsia” è il motto con cui il candidato Daniele Spada vorrebbe cambiare Prato con il governo di centrodestra. “Rivoluzione”, per la verità, è un concetto che fa tanto sinistra. Preceduto da Aldo Milone arrivato prima alla stamperia del Macrolotto 1, l’avversario di Biffoni ha scelto un’azienda con quasi 60 anni di storia per il suo ultimo martedì di campagna elettorale. Spada rientra poco prima di mezzogiorno da Firenze, reduce da un confronto televisivo con Biffoni negli studi Rai. In ditta lo attendono. «Dov’è il sindaco? », chiede Massimiliano Parri, uno dei soci della Stamperia Fiorentina. Lapsus freudiano. Parri se ne accorge e la butta sull’ironia. Il tifo per l’aspirante primo cittadino del centrodestra non è nemmeno troppo velato da queste parti. È Parri a fare da Cicerone a Spada, che si muove fra i macchinari di ultima generazione, sempre più attenti al rispetto dell’ambiente. Un macchinario per la stampa digitale lo stavano finendo di installare ieri mattina. Samantha e Beatrice, le menti creative, si presentano a Spada. Le due grafiche disegnano a mano sul computer e trasferiscono i disegni alle lavorazioni. Operazioni che lasciano di stucco Spada: di fabbriche nel distretto, del resto, ne ha viste tante così tante nelle ultime settimane. Fioccano i complimenti. Si parla di concorrenza sleale, di quelle stamperie a conduzione cinese che giocano al prezzo al ribasso. Il portone della Stamperia Fiorentina si chiude. Spada si rimette in auto. Oggi il pranzo se lo può scordare. È in piedi dalle 7 e tira avanti soltanto con un caffè. Rigorosamente freddo, come lo prepara la moglie Rita. Prima di gettarsi a capofitto nella giornata di campagna elettorale, ha fatto il babbo accompagnando i figli Ofelia ed Edoardo a scuola. Poi, via verso gli studi Rai di Firenze. Nella sede del comitato di via Magnolfi, Spada è atteso dai giornalisti. Presenterà la sua proposta per rivedere il sistema della sosta in città. Poi, di nuovo in marcia: con lui, ci sono l’addetto stampa Lorenzo Salusest e l’assistente Ottavia Guerriero. La meta stavolta è un’azienda di Montemurlo, la Luilor della famiglia Biagioni, specializzata in tessuti d’arredamento di alta gamma. Un nome, tanto per intendersi, che collabora con marchi come Hermès e Fendi Casa. E che, su 70 dipendenti, dà lavoro a una trentina di pratesi. Per convincerli a farsi votare, Spada ha fatto leva su quel biglietto da visita straordinario che è l’eccellenza del distretto tessile. «Prato deve tornare a essere conosciuta per i suoi tessuti, non per i cinesi– ha detto – Se sarò io sindaco, combatterò ogni sistema illegale e parallelo al vostro. Le aziende non hanno colore: l’unico discrimine è il lavoro nel rispetto della legalità». Marco Biagioni, il patron della Luilor nata trent’anni fa a Montemurlo, gli augura di uscire vittorioso domenica. Al coro degli auguri si unisce Filippo, un operaio. «Io sono con te», confessa a Spada mentre si avvia verso l’uscita. La giornata non è finita qui. Il candidato sindaco torna a Prato, destinazione Tavola: ad attenderlo stavolta, l’alleata Marilena Garnier. Con lei, altre tre ore di visite aziendali nei capannoni del Macrolotto 1 e 2: lanificio Fratelli Mannelli, Pierozzi, Morganti, Cafissi, Manifattura Rosati, Duesse, Tergotex. Altro giro, altra corsa. —

Maria Lardara

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