Sicurezza
Siro, Armida, Fernanda e Flora Un secolo vissuto intensamente
Lo Spi Cgil ha voluto festeggiare i centenari insieme ai familiari. Una vita fatta di fatica, di sudore e sacrifici
PRATO. Tre lavoratori che hanno fatto la storia di Prato e non solo, tre persone che per il tempo di un secolo, scandito in gran parte dalla fatica delle proprie braccia e dal sudore della propria fronte, hanno visto la città trasformarsi ed evolversi. Sono gli iscritti al sindacato Spi Cgil che nella prima parte del 2019 hanno raggiunto il traguardo dei 100 anni: Siro Macconi, Armida Cappelli Pieraccini e Fernanda Targetti Risaliti. «Tre persone meravigliose, iscritte alla Cgil fin da giovani», fa sapere Spi Cgil, che negli scorsi mesi ha festeggiato i tre centenari. Classe 1919, Siro e Armida sono ancora qui a raccontare la loro straordinaria storia, mentre la signora Fernanda purtroppo si è spenta lo scorso 17 maggio, poco più di tre mesi dopo aver soffiato 100 candeline, il 3 febbraio, ma ha lasciato alla sua famiglia i ricordi di una vita trascorsa a lavoro nel tessile. «Aveva il libretto di lavoro da quando aveva 15 anni» racconta di Fernanda Targetti il figlio Riccardo Risaliti. Originaria di Coiano, nella vita ha sempre fatto la rammendina, per più di 40 anni, tanti dei quali al lanificio Ricceri di via Bologna. «Me la ricordo sempre al lavoro – svela il figlio –. A volte se lo portava anche a casa, con le pezze da rammendare che caricava sulla sua bicicletta e trasportava dal lanificio fino a casa in via della Gualchiera, e poi su al terzo piano dove abitavamo: una faticata». Operaio tessile anche il marito Emilio Risaliti (scomparso nell’89), di Tavola, che lavorava in filatura. Oltre al figlio, Fernanda lascia anche la nipote Elena: «Ha fatto da mamma anche a lei» racconta Riccardo Risaliti (vedovo dal 2003). Di storia alle spalle ne ha tanta anche Siro Macconi, originario di Bibbiena (Arezzo), a Prato dal ‘77. «Ho raggiunto 100 anni e 2 mesi – afferma orgoglioso (il compleanno l’ha festeggiato il 31 marzo) –. Di lavori ne ho fatti tanti. Ho principiato da ragazzetto: andai nell'Agro Pontino con il mio babbo e due dei miei zii. Si faceva il legname per fare il carbone». Poi la guerra, che ha visto Siro chiamato alle armi per 6 anni e mezzo: quasi 4 anni e mezzo come militare, poi prigioniero per 28 mesi, di cui 18 in un campo di concentramento in Africa e 10 in Francia. «Quando tornai a casa erano 3 anni e mezzo che non vedevo la mia famiglia – racconta – e il mio babbo era morto da 14 giorni». Dopo la guerra, ha trascorso 31 anni lavorando in una cementizia, ma si è occupato anche di rimboschimento e manutenzione delle strade. Poi il trasferimento a Vergaio, dove si è dedicato al nipote e all’orto. «Adesso non lo faccio più – dice –: non ci vedo bene e sono un po’ sordo». Mandava anche 7 telai insieme, giorno e notte, Armida Cappelli Pieraccini, tessitrice per 41 anni al Fabbricone. «Andava e veniva da Figline, dove abitavamo, fino alla fabbrica tutti i giorni, per 5 chilometri, prima a piedi, poi in bicicletta» racconta la nipote Vanna Vannucchi. Nata a Vernio, Armida Cappelli si trasferì a Figline a 12 anni, seguendo il papà che faceva il sarto: in casa erano in 11, tra genitori, nonni, zii e cugini. È stata inoltre tra i testimoni dell’eccidio di Figline. Iscritta al sindacato da sempre, “è stata sempre combattiva ed ha partecipato alle lotte sindacali al Fabbricone” aggiunge la nipote. «Mia zia ha sempre votato, fin dal ‘46 – continua la nipote Vanna –: anche lo scorso 26 maggio, ed andrà pure al ballottaggio». Per il compleanno la nipote le ha fatto uno striscione con la scritta “100”. «Conservalo – le ha detto Armida –: il prossimo anno ci aggiungiamo un “1”».
Ed è stata festeggiata, stavolta a Poggio a Caiano, anche la centenaria Flora Mari, poggese doc. A consegnarle una targa per celebrare il traguardo del secolo è stato il sindaco Francesco Puggelli.
Fabrizia Prota
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