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Prato

il processo 

Chiedevano da anni il pizzo agli imprenditori: condannati

Massimo Donati
Chiedevano da anni il pizzo agli imprenditori: condannati

Dure pene per i fratelli calabresi Vincenzo e Silvano Bartolo: 8 e 5 anni di carcere Una delle vittime era stata costretta a pagare fino a 2.500 euro a settimana

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PRATO. Per anni avevano costretto due imprenditori di Poggio a Caiano a pagare il pizzo. Anche 2.000 euro a settimana per avere la loro protezione. Fino a quando una delle vittime, esasperata, aveva chiesto aiuto ai carabinieri. E, nel gennaio dello scorso anno, per i due fratelli calabresi erano scattate le manette, con l’accusa di estorsione continuata. . Nel tardo pomeriggio di ieri, per Vincenzo Bartolo, 53 anni, residente a Poggio a Caiano, e Silvano Bartolo, 49, residente a Carmignano, sono arrivate, al termine del processo per rito abbreviato, le pesanti condanne da parte del gup del tribunale di Prato: rispettivamente, 8 e 5 anni di reclusione.

Sul banco degli imputati, altre quattro persone, dello stesso nucleo familiare. Accusato anch’egli di estorsione, Bruno Bartolo, 25 anni, figlio di Vincenzo e residente a Poggio a Caiano, ha patteggiato la pena di 2 anni di reclusione con il beneficio della sospensione condizionale. Accusate invece di ricettazione (per aver ricevuto il denaro che proveniva dalle estorsioni), sono finite davanti al gup Mariangela Lo Conte, 40 anni, moglie di Silvano Bartolo, che è stata assolta; Francesca Ceravolo, 47 anni, ex moglie di Vincenzo Bartolo, condannata a 2 anni e mezzo; e Moira Rusci, 37 anni, convivente di Vincenzo Bartolo, condannata a 2 anni e mezzo.

Gli imputati erano difesi dagli avvocati Costanza Malerba e Federico Febbo. I legali hanno accolto con soddisfazione il mancato riconoscimento da parte del giudice delle aggravanti della recidiva e di aver commesso l’estorsione in più persone riunite: ciò avrebbe comportato, a condanna passata in giudicato, l’impossibilità di scontare la pena in modo alternativo al carcere. I pm Laura Canovai e Valentina Cosci avevano chiesto 9 anni e 6 mesi per Vincenzo (che è stato assolto dall’accusa di detenzione di una pistola) e 6 anni e 6 mesi per Silvano.

I due fratelli furono arrestati al termine di un’indagine del Nucleo investigativo dei carabinieri. A dicembre 2017 il figlio di Vincenzo, Bruno, fu arrestato in flagranza durante uno dei tanti episodi di estorsione ai danni del titolare di una sala giochi, per il quale ha poi patteggiato la pena di un anno e 8 mesi.

Ma fu da quell’arresto che gli investigatori riuscirono a ricostruire la metodica attività di taglieggiamento che i due fratelli portavano avanti da anni. Addirittura dal 2010 nei confronti del titolare della sala giochi, costretto a pagare ogni settimana tra 1.500 e 2.500 euro a settimana. E dal 2014 loro vittima era stato anche il titolare di un’officina di minuteria metallica, che per quasi tre anni ha pagato un “pizzo” dai 2.000 ai 7.000 euro al mese. E che, nell’ottobre 2016, aveva dovuto consegnare a Vincenzo Bartolo 30.000 euro: denaro che gli serviva per comprare un’auto di lusso al figlio Bruno.

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