Sicurezza
Zingaretti anti-Salvini: "No alla logica dell'odio"
Il segretario del Partito democratico al Lanificio Bellucci: "Loro speculano sulle paure, pongono problemi senza dare soluzioni, oi siamo quelli che i problemi li vogliono risolvere. E Di Maio è un ipocrita"
PRATO. «Loro speculano sulle paure, pongono problemi e non danno soluzioni. Noi siamo quelli che i problemi li vogliono risolvere e non ci rassegniamo alla logica dell’odio. Anche perché l’odio, credetemi, non porta ricchezza». Il manifesto politico di Nicola Zingaretti, segretario del Partito democratico, si può riassumere così. Lo ha spiegato oggi pomeriggio, 15 maggio, su un palco fatto di pancalidi fronte a circa 300 simpatizzanti nel magazzino del Lanificio Bellucci, in via De Sanctis, prima di fare tappa a Firenze e Livorno per il suo mini-tour elettorale in Toscana.
Undici giorni dopo il bagno di folla di Matteo Salvini in piazza del Comune, quello che secondo Zingaretti soffia sul fuoco delle paure, il confronto è impari. Il Pd ha scelto il lanificio delle Badie perché, dicono, ha voluto puntare sul tema del lavoro. Non avremmo avuto problemi a riempire piazza del Comune come ha fatto Salvini, si spiega. Però in un pomeriggio infrasettimanale e con un segretario che ha meno appeal mediatico del Capitano, il rischio era dietro l’angolo.
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Nessuna colonna sonora epica, nessuno sventolare di bandiere, solo due striscioni: «Viva il tessile made in Prato» e «Viva il lavoro»: il Pd punta sui temi concreti e Zingaretti cerca di parlare alla testa della gente, più che alla pancia. «Il 40% degli elettori decide se votare e chi votare negli ultimi dieci giorni - dice ai suoi militanti - Un anno fa milioni di elettori sono stati catturati da un messaggio demagogico e ora, dopo 11 mesi, il governo Conte ci porta al disastro. È tempo di tornare a combattere: guardate negli occhi chi ha smesso di votarci un anno fa, tornate nelle strade perché è lì che si fa la differenza». Non si piega alla logica dell’odio, Zingaretti, ma certo non le manda a dire ai due litigiosi capi del governo giallo-verde. «Frasi stupide come quelle di Salvini sullo sforamento del 3% fanno solo schizzare lo spread e aumentare i mutui, le conseguenze le pagate voi» dice a proposito delle nuove tensioni sui tassi. E sulla flat tax, cioè la proposta di istituire un’aliquota unica di tassazione: «È una proposta vergognosa, una cosa anticostituzionale, per cui gli operai ed i padroni debbono pagare con la stessa aliquota. Usino i 15 miliardi di euro che dicono che ci sono per abbassare il costo del lavoro».
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Ce n’è anche per Luigi Di Maio: «Lui vorrebbe accreditarsi come quello di sinistra nel governo, ma non aè ccettabile dire a Matteo Salvini che si è alleato con i neonazisti, e poi coi voti dei 5 Stelle gli fate fare il ministro. Su determinati valori o c'è coerenza o diventa ipocrisia». Gli applausi più scroscianti li ha presi quando ha ricordato quei giovani che hanno iniziato a prendere in giro e contestare Matteo Salvini durante il rito dei selfie post-comizio: «È bellissimo che i primi che stanno reagendo in Italia a chi fa l'occhiolino al periodo che non vogliamo più che ritorni siano le nuove generazioni. Loro, i giovani, sono protagonisti della battaglia democratica e antifascista». A proposito di selfie, lui se ne tiene alla larga. Finito il discorso, si toglie gli occhiali e saluta sorridente. Quasi si scusa con quelli che vorrebbero rimanere a fare due chiacchiere: «Ciao ragazzi, vado a Firenze».
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