Lutto
Il Cristo nudo della Tignamica scandalizza i parrocchiani
La scultura è stata esposta da Luciano Storai per il passaggio del Giro d’Italia. Il sindaco di Vaiano vorrebbe rimuoverla, ma l’autore non ha alcuna intenzione di farlo
PRATO. Un Cristo nudo su croce rosa ha fatto infuriare i parrocchiani della Tignamica, a Vaiano, che sono andati dal parroco e poi dal sindaco Primo Bosi per chiederne l’immediata rimozione. Il Cristo è comparso venerdì pomeriggio, 10 maggio, sul muro del fondo lungo la strada regionale 325 dove lavora Luciano Storai, 62 anni, da 45 restauratore di mobili antichi e artista a tempo perso. È lui l’autore dell’opera contestata, che non ha alcuna intenzione di togliere.
A scandalizzare una parte della gente che passa di lì ogni giorno non è stato tanto il colore della croce (un rosa shocking che, come dice il nome, è fatto apposta per scioccare ma in questo caso è un omaggio al Giro d’Italia che passa oggi da Vaiano), quanto il fatto che Storai abbia modellato il Cristo senza privarlo degli “attributi” dell’uomo. Quel pene ben in vista è stato preso come un sacrilegio. «Ma io ho scolpito un Cristo arrabbiato - si giustifica Storai - Se qualcuno insiste sul particolare dei genitali significa che ha qualcosa di sbagliato nella testa».
«L’ho fatto arrabbiato, proteso in avanti - spiega Storai - perché davanti a un Dio che fa patire così un figlio, che lo fa morire sulla croce a 33 anni, io mi sarei arrabbiato».
Venerdì pomeriggio, poche ore dopo l’apparizione del Cristo nudo, è partito il tam tam sui social e sono iniziate le proteste. «Quando me l’hanno detto - racconta Storai - ho messo un cencio sui genitali (ci ha scritto qualcosa tipo “i braghettoni del bieco Medioevo, ndr”) ma poi l’ho tolto. Cristi nudi ci sono anche in Vaticano, uno l’ha scolpito anche Donatello, dove sta il problema?». Per il sindaco Primo Bosi, che ha raccolto una parte delle lamentele, è anche un problema estetico, oltre che di opportunità, ma il primo cittadino sa bene che il Cristo è stato affisso su una proprietà privata. «Stiamo verificando - ha spiegato ieri - se è possibile intervenire in qualche maniera, in base al nostro regolamento. Ci sta lavorando il segretario comunale. Quell’opera non ci piace e mi sarebbe piaciuto essere stato informato prima».
La storia del Cristo di Storai, insomma, è diventata la notizia del giorno in Valbisenzio, anche perché da giorni i Comuni e decine di associazioni stanno colorando di rosa la 325 in occasione del passaggio del Giro d’Italia e hanno paura che quella scultura possa oscurare tutto il resto. «Oggi è passata anche la proprietaria del fondo - aggiunge Storai - e mi ha chiesto di togliere la scultura perché non le ho chiesto l’autorizzazione. Mi informerò per sapere se ero obbligato, se ne riparla lunedì (domani per chi legge, ndr)». Quando il Giro sarà già passato e il caso probabilmente già sgonfiato. Quel Cristo nudo e arrabbiato non è nato ieri, è stato scolpito due anni e mezzo fa e tenuto in magazzino. Ora Storai l’ha tirato fuori approfittando del passaggio della carovana rosa.
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