Lutto
Assolta la rammendina accusata di aver rubato 700 pezze
Secondo il giudice del tribunale di Prato non ci sono prove che sia stata lei a commettere il furto al lanificio Bellucci nel 2011
PRATO. Non ci sono prove che la rammendina abbia fatto sparire le 700 pezze del Lanificio Bellucci. Lo ha stabilito ieri il giudice Daniela Migliorati assolvendo Diana Malossi, l’ex titolare di un centro rammendo alla Briglia di Vaiano, che era accusata di essersi appropriata indebitamente di tessuti per un valore di 170.000 euro e per questo citata in giudizio dai titolari del lanificio.. Una sentenza civile promossa da Laura Bonarini ha dato ragione al lanificio, che ha ottenuto un decreto ingiuntivo, già esecutivo, per l’intera somma di 170.000 euro e questo lasciava presagire che anche il processo penale finisse male per l’imputata, ma la sentenza ha rovesciato il pronostico e l’ha mandata assolta, con soddisfazione sua e dei suoi avvocati difensori, Rudi Caldesi e Loriana Tarantino.
All’ultima udienza il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a otto mesi di reclusione e l’avvocato di parte civile, Michele Nigro, si era associato.
I fatti che hanno dato origine al processo risalgono al 2011 e da allora l’indagata e poi imputata ha continuato a dichiararsi innocente, all’oscuro di tutto. Il Lanificio Bellucci sosteneva di averle consegnato centinaia di pezze e di averne poi perso le tracce. La titolare del centro ha invece sostenuto che parte di quelle pezze sono tornate al committente; altre sono finite al carbonizzo o alla tintoria. Lo proverebbero una serie di documenti di trasporto prodotti durante il processo, ma di cui il Lanificio Bellucci ha contestato l’autenticità.
L’unica certezza, insomma, è che le pezze non si trovano e mai si troveranno. Proprio sull’autenticità dei documenti di trasporto ha fatto leva la difesa dell’imputata durante il processo e nell’arringa finale, sostenendo che non c’è la prova che quei documenti siano stati falsificati.
Il giudice ha evidentemente accolto questa tesi e ha deciso di assolvere l’imputata, seppur con la formula che un tempo si sarebbe chiamata dell’insufficienza delle prove.
In mano al Lanificio Bellucci resta quel decreto ingiuntivo che non è stato ancora riscosso. I difensori della rammendina hanno detto che valuteranno la possibilità di agire anche in sede civile.
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