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Progetto "Eye": vince lo Street food etico ed etnico - Video
Prato, presentate al Palazzo dell’Industria le “idee d’impresa” realizzate dagli studenti delle scuole superiori pratesi
PRATO. La loro idea d’impresa l’hanno fatta persino “assaggiare” a una giuria composta da imprenditori e rappresentanti di Confindustria, Cna e Confartigianato. Linda Lin, la mente più matematica della squadra di aspiranti imprenditrici del Dagomari, avrebbe voluto servire inizialmente stuzzichini di tanghulu (dolce tipico cinese), insieme a tortillas di mais e arancine siciliane, ripiegando poi su degli spiedini di fragole caramellate. La sua compagna Anxhelina Lleshi, italiana di origini albanesi, ha raccontato di fronte a una folta platea il sogno di “Street 3.0”, l’idea imprenditoriale vincente dell’edizione 2019 di “Eye”, il concorso promosso dall’associazione Artes, insieme al Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria, Cna e Confartigianato, con il sostegno del Comune.
Street food etico ed etnico. Chissà se mai aprirà i battenti il loro locale di street food, ecosostenibile ed etnico, di cui hanno presentato un business plan le cinque ragazze del Dagomari (con Linda e Anxhelina ci sono anche Alessia Borracchini, Sofia Xue e Yan Hu), vincitrici del trofeo Eye. «Tre volte zero. Zero pregiudizi, zero sprechi e chilometro zero: è la nostra mission imprenditoriale che serve a ridare dignità al concetto dello street food a torto associato a una cucina poco igienica. E invece noi pensiamo a un locale fisico con la cucina a vista dove preparare le pietanze di sei Paesi del mondo». Sapori di Cina, Singapore, India, Messico, Italia e Stati Uniti: “Street 3.0” è un omaggio a quella realtà multietnica – anche a tavola - che è Prato. E ha anche una connotazione etica perché gli scarti alimentari saranno devoluti alla Caritas. Non finisce qui. Anxhelina è stata premiata con il trofeo “Eye” dedicato al migliore studente, motivo per cui dai banchi del Dagomari volerà a luglio per una settimana a Vienna insieme ad altri aspiranti imprenditori francesi, tedeschi e inglesi .
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Il cappotto “green”. Metti un cappotto di cashmere riciclato con fili d’argento e aggiungi energia “pulita”: il risultato è un capo chic che rispetta l’ambiente. Il tessuto è messo a disposizione dalla Comistra di Montemurlo, l’idea imprenditoriale è di sette studenti del Gramsci-Keynes: Marina Martorana, Alessia Menghini, Christian Totti, Luca Morini, Alessio Shahini, Ariana Salimusaj, Marco Rosati. «L’applicazione di pannelli fotovoltaici adesivi – spiega Morini – permette di accumulare energia pulita che, attraverso un piccolo alternatore, può servire a ricaricare le batterie del cellulare o le sigarette elettroniche». “Equipe D’Argent” è stato il progetto più votato in assoluto su social network ma, nella classifica di “Eye”, si è piazzato al secondo posto.
Il sensore contro i “portoghesi”. Andrea Halili, insieme a Martina Farina, Senada Zalli dell’istituto Datini, ha progettato un “Sensor Ticket” per rilevare il titolo di viaggio a bordo del bus tramite dei sensori da installare sui veicoli (il costo è di circa 500-600 euro). «Non pagare il biglietto è irrispettoso, di qui la nostra idea che abbiamo già presentato a Cap», racconta Andrea.
Le altre idee. Un portasigarette etico ed ecologico per fumare di meno, anelli anti-aggressione dotati di Gps per l’autodifesa delle donne, persino un’app per prenotare il servizio di taxi a casa al rientro dalla discoteca: sono alcuni esempi delle 14 idee imprenditoriali arrivate in finale, grazie al fiuto d’impresa degli studenti del Dagomari, Datini, Gramsci-Keynes, Livi-Brunelleschi.
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