Gioco
A Casal di Principe i funerali del medico Nino Tonziello
Prato, nessuna autopsia sul corpo di Nino Tonziello, il medico 54enne che lavorava e viveva a Livorno e che è rimasto vittima di un incidente sabato mattina lungo l’Aurelia, all’altezza di Fonteblanda
GROSSETO. Nessuna autopsia sul corpo di Nino Tonziello, il medico 54enne originario di Napoli che lavorava e viveva a Livorno e che è rimasto vittima di un incidente sabato mattina lungo l’Aurelia, all’altezza di Fonteblanda. Martedì 16 il pm ha dato il nullaosta al rilascio della salma all’obitorio di Grosseto. Il corpo è partito in giornata alla volta di Casal di Principe – luogo di origine – dov’è stata allestita la camera ardente. Domani, mercoledì 17, alle 16,30 il funerale sarà celebrato nella stessa Casal di Principe.
Il ricordo di Nino. Questo il ricordo che Alessandro Formichella, giornalista del Tirreno, ha scritto dopo la tragedia di sabato 13.
"Quando diceva una cosa, la faceva, Nino. Avevamo aperto da poco la sezione della Pubblica Assistenza di Poggio a Caiano e avemmo l'idea di iniziare qualcosa che consideravamo importante; offrire alla cittadinanza delle visite mediche gratuite. Fummo tutti d'accordo, nel piccolo gruppo di fondatori della sezione. Ci mettemmo così alla ricerca di medici volontari che ci dessero una mano a mettere su il progetto, alcuni sabati mattina di visite a chiunque ne avesse fatta richiesta. Ne sentimmo diversi di medici, ma oltre le parole di "bell'iniziativa" non si andò. Così chiamai Nino, che già in quel periodo si era trasferito da Prato a Livorno dove lavorava all'Ospedale e ogni tanto tornava a Prato. Non ci fu necessità di chiedere altro. "Nessun problema - mi disse - guardo l'agenda quando sono libero dall'Ospedale e vengo. Non ti preoccupare".
Qualche tempo dopo, il sabato mattina Nino Tonziello, medico del reparto malattie infettive dell'Ospedale di Livorno, arrivò puntuale. Veniva da Livorno per una giornata di volontariato. In sezione, Daniele Paoli, oggi caposquadra della Pubblica Assistenza L'Avvenire, Mario Macelloni che aveva il compito di tesoriere, altri giovani a darci una mano. Avevamo preparato tutto a puntino, e Nino senza battere ciglio alle 9 tirò fuori il suo camice bianco perfettamente stirato e ripiegato nella sua borsa. Si mise a visitare nella stanza del medico e verso le 13 aveva visitato già oltre una trentina di persone. C'erano cittadini di Poggio a Caiano ma anche di Prato a farsi visitare, avevano letto sui social e sui giornali della nostra iniziativa. Lasciai tutti al lavoro, la piccola sezione era piena di persone ed eravamo contenti della riuscita dell'iniziativa, perchè oltre l'emergenza questo era il nostro compito. Quando ripassai per chiudere la sezione e salutare Nino, era ormai l'ora di pranzo.
"Devo tornare a Livorno, ho il turno di pomeriggio all'Ospedale" rispose dietro al mio invito di rimanere a pranzo. Poi mi prese da una parte "Ho notato una persona che avrebbe bisogno di approfondimenti, aveva dei buchi di memoria insistenti e a sessanta anni questa cosa insospettisce. Dillo anche te ai familiari di fare una visita specialistica da un neurologo". Nino era così. La professione era una missione. "Una persona dal cuore grande - ricorda Daniele Paoli della Pubblica Assistenza - l'ho conosciuto per un giorno soltanto, ma si vedeva che era dal cuore grande".
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