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Cinque anni fa i prof si autotassarono: ora la scuola li ricompensa

Fabrizia Prota
Il gruppo di insegnanti della scuola Don Bosco di Mezzana
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Il gruppo di insegnanti della scuola Don Bosco di Mezzana

Alla partitaria Don Bosco di Mezzana un'operazione di welfare sociale: insegnanti e collaboratori premiati dopo che si erano ridotti lo stipendio per la crisi

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PRATO. Cinque anni fa hanno accettato una diminuzione di stipendio per “salvare” la scuola, che rischiava di chiudere, e adesso i loro sforzi vengono premiati con una serie di benefici accessori, alla maniera delle grandi aziende. È quello che è successo a una ventina tra insegnanti e personale ata della scuola paritaria Don Bosco di Mezzana, che ha appena attivato, prima tra gli istituti della città, un piano di welfare aziendale.

«Cinque anni fa la scuola si trovava in grave difficoltà economica – racconta la coordinatrice della Don Bosco Alba Aquilano – e avevamo due scelte: o chiudere o cambiare qualcosa. Così, condividendo il problema con i dipendenti, è nata l’idea di cambiare i contatti di lavoro in modo che fossero più sostenibili per la scuola. Con la promessa però, non appena la situazione fosse migliorata, di fare qualcosa per “rendere loro il favore”».

E la promessa è stata mantenuta: lo scorso anno la scuola – che conta circa 200 alunni tra nido, infanzia e primaria – ha raggiunto il pareggio di bilancio e da quest’anno i suoi dipendenti (a tempo indeterminato) riceveranno 600 euro annui (500 per chi è entrato dopo il 2014) da spendere su una piattaforma online che raccoglie negozi e servizi convenzionati: con il “buono” insegnanti e personale possono fare la spesa, acquistare carburante, fare visite mediche o anche usufruire di sconti sui libri scolastici, la mensa o le spese universitarie per la propria famiglia. Certo, la rinuncia che hanno fatto per il bene della scuola è più grande – 200 euro lordi al mese, che allora portarono il loro stipendio a scendere da 1.541 euro lordi a 1.329 – ma i dipendenti (che nel frattempo, in accordo con la direzione, hanno costituito un “welfare team”) hanno apprezzato il gesto: «All’inizio non fu semplice per nessuno accettare la situazione – spiega Genni Rossetti, insegnante – ma ci siamo rimboccati le maniche per salvare la scuola. Questo riconoscimento quindi significa molto»

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