Sicurezza
Ex cancelliera accusata di falso e abuso d'ufficio: "Ha gonfiato i compensi"
La funzionaria, ora in pensione è sotto processo per una trentina di pratiche, in gran parte inventari in cause di successione
PRATO. Decine di testimoni hanno sfilato oggi, 29 marzo, davanti al Tribunale presieduto da Francesco Gratteri in un processo molto delicato, perché sul banco degli imputati siede una donna che fino a qualche anno fa era di casa a Palazzo di giustizia. Si tratta di Fabrizia Biagi, una cancelliera che è da poco andata in pensione e che ora è accusata di abuso d’ufficio, falso in atto pubblico e falso per soppressione.
Il pubblico ministero Laura Canovai, in seguito alle indagini della squadra mobile di polizia, le contesta una trentina di episodi nei quali avrebbe gonfiato i propri compensi nell’attività di volontaria giurisdizione. In gran parte si tratta di inventari fatti in occasione delle pratiche per l’accettazione di un’eredità. In questi casi il privato che ha bisogno di redigere un inventario si rivolge alla cancelleria del Tribunale e incarica un cancelliere di fare un sopralluogo all’interno di un’abitazione. Viene redatto un verbale e il privato poi paga il compenso al cancelliere. Fin qui tutto secondo le regole. Il problema insorge se, come sospetta la Procura, anziché conteggiare un’ora di lavoro se ne conteggiano cinque o dieci. Oppure se, altra contestazione, non viene chiesto il via libera del giudice alla liquidazione del compenso.
"La cancelliera è venuta a casa mia dopo la morte di mio marito - ha raccontato Laura Cipolloni, residente a Montemurlo - Si è trattenuta circa 40 minuti e le ho consegnato 200 euro in contanti, senza ricevuta". Simile il racconto di Renzo Puccetti, un altro vedovo: "La cancelliera è venuta a fare l’inventario, è rimasta un’ora e io le ho dato 250 euro, con la ricevuta". Un copione confermato da una terza testimone, una donna tunisina, che però non è stata in grado di ricordare quanto avesse pagato per l’inventario.
L’ipotesi di falso per soppressione riguarda una richiesta di liquidazione al giudice per incassare un compenso che i poliziotti ricordano di aver visto durante un primo accesso all’abitazione dell’imputata ma che poi non hanno trovato quando sono andati a eseguire la perquisizione vera e propria. Ma è un aspetto secondario della vicenda, che come detto si incentra sui presunti falsi compiuti dalla ex cancelliera, che ieri non era presente in aula.
Tutti i fatti contestati alla funzionaria si riferiscono al periodo compreso tra il 2012 e il 2013. Sono i compensi particolarmente elevati che sono stati sborsati dai privati ad aver fatto sorgere i primi sospetti, perché la Procura spiega che il compenso orario in questi casi è di 15 euro e per arrivare a 200 o 300 euro bisogna far figurare di essere stati impegnati per 15 o 20 ore per una singola pratica, un tempo che pare incompatibile con le incombenze richieste. La ex cancelliera Fabrizia Biagi è difesa dagli avvocati Alberto Rocca e Michele Nigro, che hanno controinterrogato i testimoni dell’accusa fino al pomeriggio inoltrato. Il Tribunale ha poi rinviato al prossimo 3 settembre, quando verranno ascoltati gli ufficiali di polizia giudiziaria che hanno condotto le indagini.
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