Il Tirreno

Prato

Asta nazionale al Pecci coi trofei di Jury Chechi: i soldi per salvare la palestra Etruria

Vezio Trifoni
Asta nazionale al Pecci coi trofei di Jury Chechi: i soldi per salvare la palestra Etruria

L’appuntamento è slittato a domenica prossima. L’iniziativa è stata presentata ieri sera durante il programma “Che tempo fa” condotto da Fabio Fazio

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PRATO. Sarà un’asta nazionale e verrà organizzata con streaming dal Museo Pecci, e battuta da Farsetti Arte, domenica 31 marzo alle 16 quella che cercherà di raccogliere i denari per salvare la palestra Etruria. «L’occasione di poter dare una risonanza nazionale all’asta e aiutare la palestra dove sono cresciuto e dove mi sono formato – dice Jury Chechi – ha visto la partecipazione di tantissime persone che mi hanno chiamato da tutta Italia e che volevano essere presenti e aiutare l’Etruria. Chiaramente l’unico modo era quella di interagire è così l’abbiamo spostata a domenica prossima. Tra l’altro poiché sarò ospite da Fabio Fazio (ieri sera a “Che tempo fa”) faremo un lancio davvero importante per far sì che si possa aiutare la palestra Etruria e indirettamente tutti i ragazzi che si allenano in condizioni non semplici senza illuminazione e altri servizi fondamentali». Ma Chechi ha voluto subito ringraziare i tanti presenti e al termine a tutti gli Under 15 ha regalato le sue medaglie più care. «La prima coppa che ho vinto me la sono tenuta perché ha un valore incredibile – continua Chechi – e per l’occasione ho battuto altri quattro trofei e ho visto che le ragazze e i genitori hanno aderito immediatamente. Alla fine mi sembrava giusto dare una mia medaglia, anche in segno di ringraziamento per l’affetto che mi hanno dato, a tutti gli Under 15 presenti». . Prima il “Signore degli Anelli” si è raccontato nell’ambito degli incontri con i campioni, il primo appuntamento era stato con Paolo Rossi, e domenica prossima sarà la volta di Christian Giagnoni. «Ho iniziato con la bicicletta poi sono passato al pugilato e un giorno andai a prendere mia mamma che frequentava l’Etruria e scoprii gli odori, i colori della ginnastica e di chi la frequentava e li ho scelto di fare il ginnasta». A 14 anni la scelta di andare a Varese? «È stata una scelta difficile ma credevo nelle mie potenzialità e devo ringraziare i miei genitori che mi hanno accompagnato – continua Chechi – mia mamma ha pianto tutto il viaggio mentre mio padre è stato impeccabile. Mi hanno dato fiducia e solo il fatto di portarmi e stare con me in quel viaggio è stata la testimonianza di fiducia e amore perché lasciare un ragazzino in un’altra città è qualcosa dì straordinario».

Le Olimpiadi a Barcellona 1992 dovevano essere il momento decisivo? «Mi ero allenato otto anni per quell’appuntamento e poco prima di partire mi sono fatto male e mi è caduto il mondo addosso – dice l’oro di Atlanta – ma forse quel momento è stato decisivo per poi vincere l’oro ad Atlanta nel 1996 perché nei successivi quattro anni mi sono perfezionato agli anelli, tra l’altro specialità che non era per me il massimo, e sono riuscito a migliorarmi talmente tanto e a esprimere in quel minuto ad Atlanta il massimo e vincere l’oro. Lì ero il favorito e l’attesa era massima mentre ad Atene, devo dirlo non ci credeva nessuno, se non mio padre, io e il mio allenatore Franceschetti. Ho dimostrato col bronzo del 2004 che ero ancora a quei livelli. Poi ho capito che era il momento giusto per smettere. È difficile accettare che non sei più pronto ma devi essere sincero con te stesso e con gli altri».

Cosa non si può cedere del proprio personale? «Credo che la dignità sia una cosa personale e non è in vendita e mi fanno pena quelli che pensano che il mettere all’asta i miei trofei ci siano dei secondi fini», conclude il Signore degli Anelli. –

 

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