Gioco
La madre del baby-amante sospettava che la donna ricattasse il figlio
Ci sarebbe questa motivazione dietro alla decisione di denunciare l'operatrice socio-sanitaria che dava ripetizioni al ragazzo e dal quale ha avuto un bambino
PRATO. Proseguono senza sosta le indagini della Procura sulla operatrice socio-sanitaria di 31 anni indagata con l'accusa di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzo di 14 anni a cui dava ripetizioni private e da cui ha avuto anche un figlio, nato nell'agosto del 2018. Tra gli accertamenti, gli investigatori della squadra mobile stanno accertando la tempistica della relazione - che potrebbe risalire fin dalla primavera del 2017 - tramite l'ascolto di persone vicine alle due famiglie coinvolte nella vicenda e della rete dei conoscenti.
Ieri, 13 marzo, nonostante il riserbo di tutte le parti, il nome della donna si è diffuso tra i cronisti, che hanno stazionato a lungo davanti alla casa dell’indagata. Dentro però non c’era nessuno. Stanno alla larga dai cronisti anche i genitori del ragazzo, ma la madre è stata sentita martedì dalla squadra mobile. Dicono che non abbia aggiunto nulla di rilevante a quanto già scritto nella denuncia presentata dall’avvocato Roberta Roviello, ma ha versato non poche lacrime. Forse perché, questa è l’ultima novità di quest’inchiesta, era convinta che il risultato del test del Dna fosse negativo.
Nella denuncia (ma non ci sono conferme ufficiali, solo no comment) la donna avrebbe scritto di aver saputo che l’operatrice socio-sanitaria ora indagata si era confidata con le amiche dicendo di aver avuto una relazione extraconiugale con un adulto, ma al ragazzo avrebbe invece detto che il figlio era suo. Per questo la madre si sarebbe convinta che il figlio fosse “ricattato “dall’operatrice socio-sanitaria che gli dava ripetizioni private. Non un’insegnante precisa su Facebook il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, unica presa di posizione del governo sulla vicenda: «La donna protagonista del triste caso di cronaca non una “prof”. È emerso con chiarezza che si tratta di un'operatrice socio sanitaria che dava ripetizioni. Gli esiti della vicenda saranno decisi nelle sedi opportune. Intanto sarebbe giusto e rispettoso per la categoria degli insegnanti smettere di usare la parola “prof” negli articoli dedicati a questa storia che con la scuola non ha nulla a che vedere».
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